NEW YORK – 'Abercrombie & Fitch', il marchio di abbigliamento diventato negli ultimi anni una 'icona' nei gusti giovanili per i suoi capi ispirati ad un ''natural classic American style'', è finito sotto accusa in California per discriminazione.
Una magazziniera americana di 20 anni, di religione musulmana, ha denunciato la società sostenendo di essere stata licenziata perché sul lavoro si rifiutava di togliere il velo, come invece richiestole dai suoi superiori.
Hani Khan, 20 anni, lavorava fino a quattro mesi fa a San Mateo, in California, in un negozio Hollister, uno dei brand del gruppo Abercrombie. Ha denunciato che, quando fu assunta, le venne posta la questione del velo, e che con il manager del negozio fu trovata questa soluzione: avrebbe potuto lavorare a patto che il velo fosse dei colori della società.
Senonché a quattro mesi dall'assunzione un altro manager, responsabile delle risorse umane del gruppo, le ha detto che mentre era sul posto di lavoro era tenuta a lavorare senza velo. Questo prevede la 'look policy' del marchio, ed anche lei era tenuta ad adeguarsi. Lei si è rifiutata di farlo e per questo, stando alla sua denuncia, è stata licenziata.
''Non è giusto – ha detto oggi Hani Khan, intervistata dalla Cnn e da altri network nazionali -. Sono cresciuta in America, so che la Costituzione garantisce libertà di religione. Per me indossare il velo è importante. La richiesta di toglierlo è inaccettabile. Questa causa per me è sui principi americani di fondo''.
Per questo, appoggiata da alcune associazioni per la tutela dei diritti, la magazziniera musulmana (che studia Scienze Politiche in un college californiano) ha presentato formale denuncia alla Corte Distrettuale di San Francisco.
Non è la prima volta negli Stati Uniti che il popolare marchio finisce sotto accusa per discriminazione. Nel 2009 un'altra causa analoga (ancora in corso) venne avviata da una commessa di 17 anni in Oklahoma.
E sempre nel 2009, ma questa volta a Londra, il grande negozio Abercrombie di Savile Road finì nella bufera per aver retrocesso in magazzino una commessa di 22 anni con una protesi al braccio sinistro per "un problema di immagine".
La società Usa ha peraltro respinto le accuse: ''Siamo nel pieno rispetto della legge, la nostra è una richiesta ragionevole – ha dichiarato alla Cbs Rocky Robbins, consigliere generale del gruppo -. Siamo certi che la giuria ce lo riconoscerà''.
Di avviso contrario Araceli Martinez-Olguin, avvocato della Legal Aid Society: ''Abercrombie fa del suo marchio ispirato al 'natural classic American style' un motivo d'orgoglio. Ma non c'è niente di americano nel discriminare qualcuno a causa della sua religione''.
