Cambogia. Tribunale dei Khmer Rossi senza fondi: niente stipendi

BANGKOK – Il tribunale misto dell'Onu con competenza per i reati commessi durante il regime dei Khmer rossi ha esaurito i fondi dei donatori stranieri e per questo ha smesso di pagare i circa 300 cambogiani che fanno parte del suo personale. Lo hanno ammesso alcuni portavoce della corte, dove al momento è ancora in corso il processo contro i tre più alti ex leader dei Khmer rossi ancora in vita.

"Non abbiamo più soldi", ha detto all'Afp il portavoce Neth Pheakra, aggiungendo che alcuni dipendenti non ricevono lo stipendio dallo scorso ottobre, dato che la loro retribuzione dipende dalle donazioni di Paesi stranieri – specialmente il Giappone, la Francia e l'Australia. Alcuni giorni fa, ha scritto il Phnom Penh Post, un altro funzionario del tribunale aveva fatto capire come fosse ormai quasi certo che i lavoratori non saranno retribuiti fino al prossimo aprile. Per gli oltre 130 funzionari stranieri della corte – il cui stipendio è pagato direttamente dall'Onu – continuano invece a essere pagati regolarmente.

Il problema giunge mentre tra il governo cambogiano e l'Onu è in corso uno stallo sulla nomina di un nuovo procuratore straniero che vorrebbe sondare la possibilità di aprire due nuovi procedimenti contro ex membri del regime; una prospettiva a cui il primo ministro cambogiano Hun Sen si è sempre opposto, sostenendo che gli attuali processi in corso saranno gli ultimi permessi dal suo governo. La lentezza dei lavori giudiziari ha rallentato l'afflusso delle donazioni internazionali, specie in un momento in cui molti governi sono costretti ad applicare tagli al bilancio.

Costituito nel 2006 e già costato circa 150 milioni di dollari, il tribunale ha portato finora a conclusione un solo procedimento, quello conclusosi con la condanna in primo grado del "compagno Duch" – responsabile del carcere-lager di Tuol Sleng – a 30 anni di reclusione.

Dopo anni di indagini, solo due mesi fa è iniziato il processo contro l'ex numero due del regime Nuon Chea, il capo di stato Khieu Sampan e il ministro degli esteri Ieng Sary. Tutti gli ex leader del regime responsabile di 1,7 milioni di morti sono ottuagenari e indeboliti da numerosi problemi di salute, che potrebbero impedire di arrivare per tempo a una conclusione del processo.

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