NEW YORK – “Ho preso una bimba, sono andata in treno a casa mia e l’ho cresciuta come se fosse mia”. Ann Pettway ha sintetizzato così, in tribunale, la vicenda che riguarda lei e la bambina che ha rapito da un’ospedale di New York nel lontano 1987. Ora Ann rischia al massimo 12 anni di carcere per aver cresciuto e trattenuto con sé una bambina non sua per più di vent’anni.
La vicenda è del tutto particolare ed aveva destato scalpore sin dall’inizio: Carlina White aveva infatti risolto da sola il proprio caso avendo la conferma definitiva dei suoi sospetti solo dopo aver effettuato il test del Dna. Carlina ha sempre avuto dubbi sui suoi famigliari così diversi da lei. Dubbi e sospetti amplificati da alcune reticenze della presunta madre e, soprattutto, dall’impossibilità di questa ad esibire un certificato di nascita. Dopo ricerche e controlli sul web di casi di neonati scomparsi in quegli anni Carlina ha scoperto il caso irrisolto di una bambina presa da un ospedale di Harlem. Ulteriori controlli, il contatto con la polizia e il test del Dna hanno risolto, dopo ben 23 anni, il rapimento. Nel 2010 si è scoperto che Ann Pettway avrebbe organizzato tutto per non perdere il ragazzo di allora che era un noto spacciatore dell’area di Bridgeport.
I genitori naturali oggi chiedono una condanna più severa per la donna: “Abbiamo trascorso 23 anni della nostra vita alla ricerca di nostra figlia. Il giudice deve condannare la finta madre ad almeno 23 anni di carcere, cioè tutto il tempo che ci è stata tolta nostra figlia”. Ma così non la pensa Carlina. Dopo essere tornata con i genitori biologici, la ragazza ha mantenuto un rapporto con la donna che l’ha cresciuta, tanto che starebbe pensando di chiedere una pena più leggera.