Giustiziato al posto del sosia: dopo 23 anni uno studio lo dimostra

Carlos De Luna

TEXAS – Dieci anni in carcere, poi giustiziato per un crimine non suo. La vittima del tragico errore giudiziario si chiama Carlos De Luna, americano di origine ispanica, arrestato nel 1983 per l’omicidio di Wanda Lopez, impiegata della stazione di servizio Sigmor Shamrock, trovata squartata con un coltello a serramanico. De Luna si è difeso fino all’ultimo giorno, fin dalle prime ore del suo arresto indicò come vero colpevole il suo sosia Carlos Hernandez. Difficile per i procuratori credergli, ma oggi grazie al lavoro del professore di diritto James Liebman, coadiuvato da un folto team di studenti della Columbia Uiversity di New York, esistono prove concrete che dimostrano come un uomo sia stato giustiziato per un delitto commesso da un’altra persona.

Il dossier, frutto di cinque anni di lavoro, intitolato “I sosia Carlos: anatomia di un errore giudiziario”, spiega che l’arma del delitto non fu mai analizzata e che Hernandez, il sosia indicato da De Luna come il vero colpevole, era stato arrestato 39 volte e ha un passato di violenze contro le donne. Ma questa volta a pagare fu un innocente.

Nessuno degli elementi trovati nel bar dove è avvenuta l’aggressione (un mozzicone di sigaretta, un chewing gum, un bottone, un pettine e lattine di birra) è stato analizzato dalla scientifica per gli esami di saliva e sangue. Carlos Hernandez, fu definito dal giudice nel processo contro De Luna “un fantasma frutto dell’immaginazione dell’imputato”. L’uomo, stesso peso, stessa altezza, stessa faccia di De Luna, è morto di cause naturali in una prigione del Texas nel 1999. Ci era finito per aver aggredito una vicina con il suo coltello a serramanico.

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Daniela Lauria