WASHINGTON – I preti pedofili che hanno “macchiato” la reputazione della Chiesa cattolica americana sono stati vittime della confusione causata dalla ”rivoluzione sessuale degli anni Sessanta e Settanta”. Nè il celibato a cui sono votati, nè l’aumento dei gay tra le fila dei seminaristi hanno contribuito all’orrore delle atti sessuali sui minori. E’ questo il nocciolo dei risultati di uno studio durato ben 5 anni, costato almeno 1.8 milioni di dollari, commissionato dalla “Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti” e anticipato dal New York Times.
Ma ancora prima della sua presentazione ufficiale la ricerca sta suscitando le ire delle organizzazioni delle vittime della pedofilia dei sacerdoti: ”Era prevedibile, i vescovi hanno ordinato e finanziato un rapporto che dice esattamente quello che volevano sentire e che fondamentalmente non suggerisce alcun cambiamento nel modus operandi della Chiesa e dei suoi preti”, ha detto David Chossley direttore nazionale del “Survivors networks” delle vittime di abusi da parte di ecclesiastici.
Realizzata dal “Jon Jay college of criminal justice” di New York con fondi dei vescovi del National Institute of Justice, la ricerca sostiene che ”i casi di abusi da parte dei preti su minori sono cresciuti nettamente negli anni ’60 e ’70 e sono ulteriormente aumentati quando la gerarchia cattolica ha mostrato più attenzione per i “colpevoli” che per le vittime”.
Le radici di tutto ciò – secondo il rapporto – non vanno assolutamente trovate nella questione del celibato e tantomeno dell’omosessualità di alcuni sacerdoti, ma ”nel fatto che preti poco preparati, poco seguiti, e sotto stress si sono trovati nel mezzo del cambiamento culturale di massa sulla sessualità degli anni Sessanta e Settanta”.
Il fatto che più ragazzini maschi che femmine siano state abusati dipenderebbe semplicemente dal fatto che i preti hanno piu’ accesso ai giovani maschi che alle bambine. Lo studio sostiene inoltre che era impossibile identificare quali sacerdoti avrebbero commesso atti di pedofilia in quanto la maggior parte di loro ”non esibiva caratteristiche psicologiche particolari nè soffriva di disturbi dell’umore”.
Lo studio rivela che meno del 5% dei pedofili cattolici ”soffre del disordine psichiatrico vero e proprio caratterizzato da fantasie sessuali ecc”’. Il rapporto inoltre conclude ricordando che non esiste alcun altro studio su abusi sessuali commessi in diverse istituzioni religiose. Come dire: ”E’ impossibile confrontare l’incidenza di questi reati sessuali nella chiesa cattolica con ciò che potrebbe avvenire altrove”.
