Cina. Ambientalista denuncia: “In carcere sono stato torturato e picchiato”

Wu Lihong

Il militante ambientalista cinese Wu Lihong ha denunciato martedì di aver subito violenze e torture durante i tre annni trascorsi in carcere. Wu sostiene inoltre di essere stato accusato di reati mai commessi solo per essersi battuto per anni contro l’inquinamento di un grande lago da parte di alcune industrie chimiche.

“Mi colpivano in testa con dei bastoni, mi hanno bruciato le mani con le sigarette e mi hanno preso a calci e pugni fino a quando gambe e braccia si sono gonfiate”, ha denunciato Wu Lihong ad un giornalista dell’Afp che lo ha raggiunto telefonicamente nella sua abitazione di Yixing, nella provincia orientale di Jiangsu.

Wu, che è stato liberato il 12 aprile scorso, ha spiegato di essere stato ripetutamente picchiato in carcere, tenuto in isolamento e privato del suo diritto di visita e di contatti telefonici con la famiglia. L’ambientalista ha anche denunciato torture psicologiche. “Quando (le guardie) mi dicevano ‘avanti’, potevo cominciare a mangiare. Quando dicevano ‘stop’, dovevo smettere, anche se non avevo finito”, ha raccontato Wu.

L’ambientalista, 42 anni, ha poi raccontato di essere stato costretto a correre in cerchio dopo i pasti fino “allo sfinimento mentale” e di essere stato tenuto rinchiuso in una piccola cella senza finestre. Il suo unico contatto – ha raccontato – era con due guardie carcerarie. Wu Lihong ha detto che le autorità volevano costringerlo a confessare reati mai commessi. “Nel luglio 2007, il segretario del partito e il capo della polizia mi dissero: “Se firmi una confessione scritta, ti lasciamo andare. Se non collabori, fabbricheremo le prove che ti incrimineranno”.

“Sono innocente, è evidente che le autorità hanno cercato di incastrarmi. Continuerò a battermi per ripulire il mio nome che è stato infangato”, ha detto Wu. L’ambientalista è stato arrestato nell’aprile del 2007 e condannato a tre anni di reclusione con l’accusa di essere un ricattatore dopo che per anni si era battuto contro lo sversamento di liquami chimici nel lago Taihu, uno dei più grandi della Cina la cui acqua viene usata da circa 40 milioni di persone. Alcuni mesi dopo l’arresto di Wu, il lago è stato invaso da alghe tossiche e il caso ha avuto risonanza nazionale.

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