Si aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime del violento terremoto avvenuto ieri nel nord ovest della Cina, nella provincia di Qinghai. I morti, secondo l’ultimo dato fornito dalla televisione cinese CCTV, sono saliti a 790 mentre i feriti sono oltre 10.000, di cui 450 gravi. Mancano all’appello 243 persone.
Decine di migliaia i senzatetto che hanno trascorso la prima notte all’addiaccio, fra venti gelidi e temperature rigide, sotto lo zero. Nella sola città di Jiegu, oltre l’85 per cento delle abitazioni è andata distrutta.
E’ iniziata intanto la ricerca fra le macerie per trovare i sopravvissuti: sul posto sono stati inviati 5 mila soccorritori, di cui 700 soldati.
Già nella giornata di ieri circa mille persone sono state estratte vive dalle macerie, spesso da soccorritori a mani nude.
Il presidente cinese Hu Jintao, dal Brasile, ha invitato a fare il possibile per ritrovare i dispersi.
Il terremoto, di magnitudo 7,1 della scala Richter, è stato registrato alle 7.49 di ieri ora locale, poco prima dell’una di notte in Italia, ed è stato seguito da tre forti scosse di assestamento. L’epicentro, secondo le indicazioni dell’Istituto di geofisica americano, è stato individuato a circa 380 chilometri a sud/sudest della città di Golmud, a una profondità di 46 chilometri.