CINA, PECHINO – Un monaco tibetano si è immolato in una protesta anticinese dandosi fuoco nella prefettura di Ganzi (Kardze in tibetano), nella provincia del Sichuan. Lo riferisce la Campagna Internazionale per il Tibet. Il monaco, Kalsang Yeshe del monastero di Nyitso, è il terzo tibetano ad immolarsi in una settimana e il 136/mo dal 2009.
Nuova autoimmolazione anche in Tibet, nella ricorrenza di una delle più importanti feste religiose, data che in passato aveva già visto accadere atti del genere. Secondo le informazioni che arrivano dalla diaspora tibetana in India, un giovane tibetano, Sangyal Khar, si è dato alle fiamme morendo dinanzi alla stazione della polizia di Amchok nella contea di Sangchu (Xiahe per i cinesi) nella prefettura tibetana autonoma di Kanlho (Gannan per i cinesi), nella provincia cinese del Gansu, alle nove del mattino.
Il corpo esanime dell’uomo è stato preso dalla polizia e non si conosce il suo destino, gli agenti infatti hanno rifiutato di consegnarlo alla famiglia. Sangyal Khar è il 134/mo tibetano a compiere il gesto estremo dal 2009, il 114mo a morire per le fiamme, il quarto che ha scelto di morire manifestando contro l’occupazione cinese del Tibet.
L’immolazione è avvenuta nella giornata in cui si commemora la morte di Tsongkhapa, il fondatore della scuola Geugpa (berretti gialli) del buddhismo tibetano, scuola alla quale appartiene anche il Dalai Lama. Le altre immolazioni erano avvenute nel 2012.