CLEVELAND – Separato con due figli, autista di scuolabus e quindi sempre a contatto con ragazzini. Vicino di casa mite, partecipava con piacere ai barbecue in giardino, suonava il basso in una piccola band. Ariel Castro era una brava persona, nelle parole dei conoscenti. Finché per tutti non si è scoperto per quello che era. “Il mostro”, che ha segregato in casa, a Cleveland, 3 ragazze per 10 anni, rendendone una madre di una bambina di 6. Immancabile la rilettura degli ultimi messaggi su Facebook: “I miracoli accadono davvero, Dio è buono”, o ancora: “Quando una relazione si interrompe una donna vera non usa il proprio figlio per far male al marito…Non dimenticate che è il figlio a soffrire”. Parole che fanno un certo effetto col senno di poi. Chi è Castro lo ricostruisce il Corriere della Sera:
Nel gennaio 2004, durante la pausa pranzo, Castro si è «dimenticato» un minore sul suo bus. Episodio denunciato alla polizia che ha effettuato un controllo. Con i piedi. Un agente si è recato alla casa di Castro, nessuna verifica seria e la storia è finita lì. Terribile se si pensa che nell’abitazione dell’uomo erano tenute già prigioniere Michelle Knight e Amanda Berry. Secondo indiscrezioni apparse su un giornale dell’Indiana la figlia di Castro è stata condannata nel 2008 a 25 anni di prigione per aver cercato di uccidere il proprio bimbo di appena 11 mesi. Nel passato di Ariel Castro ci sono molte contravvenzioni e una denuncia, nel 1993, perché coinvolto in una lite familiare seguita da violenze. Nulla di più. A parte il segreto che nascondeva nella sua casa trasformata in prigione per le tre donne e la figlia di una di loro.