
AUSTRALIA, SYDNEY – Il cambiamento climatico e i suoi effetti devastanti come i disastri naturali – in vista della Conferenza Onu di quest’anno a Parigi – sono il tema dominante del 46/mo vertice dei leader delle 16 nazioni del Forum delle Isole del Pacifico, in corso da martedi all’11 settembre a Port Moresby in Papua Nuova Guinea.
Fra i 16 membri sono i ‘fratelli maggiori’ della regione, Australia e Nuova Zelanda, il bersaglio di dure critiche dei leader delle isole, delusi che le due nazioni ricche non facciano di più per combattere il cambiamento climatico.
Al vertice partecipano i primi ministri australiano e neozelandese, Tony Abbott e John Key, che nell’imminenza della Conferenza di Parigi hanno indicato obiettivi di riduzione modesti dei gas climalteranti, rispettivamente del 26-28% e del 30% sui livelli del 2005, entro il 2030.
I leader del Pacifico chiedono che il mondo restringa l’aumento della temperatura globale di 1,5 gradi, temendo che il target di 2 gradi metta a rischio la sopravvivenza di molte piccole isole. All’Australia in particolare chiedono che metta fine all’estrazione di carbone, una della più grandi industrie del Paese, nel tentativo di salvare i loro Paesi dagli effetti del cambiamento climatico.
La salvezza dai disastri naturali rimane un tema urgente, a sei mesi dal ciclone Pam che ha raso al suolo gran parte dell’arcipelago di Vanuatu e ha causato gravi alluvioni a Tuvalu, Kiribati e Isole Marshall. Il paese ospitante, Papua Nuova Guinea, come anche le Isole Salomone, sono invece alle prese con la più grave siccità in 20 anni e con una potenziale crisi alimentare.
Il segretario generale del Forum, Meg Taylor, ha detto nel discorso di apertura che le nazioni-arcipelago della regione meritano speciale attenzione, mentre combattono con gli impatti devastanti del riscaldamento globale. Il vertice, ha aggiunto, si prepara a formulare nel documento finale una strategia congiunta di gestione del cambiamento climatico e dei disastri naturali.
