RABAT, 14 MAR – Costretta a sposare l'uomo che l'aveva violentata e che, grazie a quel matrimonio, era riuscito a sfuggire al carcere, una sedicenne si e' suicidata in Marocco, in una vicenda denunciata oggi da una Ong marocchina per i diritti delle donne.
Amina al-Filali e' stata stuprata e si e' suicidata la scorsa settimana a Larache, vicino a Tengeri (nel nord del Marocco, ndr) per protestare contro il suo matrimonio con il suo violentatore", ha detto Fouzia Assouli, presidente della Federazione della Lega democratica per i diritti della donna, con base a Casablanca.
Per lo stupro il codice penale prevede pene fra i 5 e i 10 anni, fino a 20 se la vittima e' minorenne. Ma un articolo consente di fatto che "in caso di matrimonio con la vittime il violentatore scampi alla prigione". "L'articlo 475 del codice penale – spiega la Assouli – nasconde chiaramente il termine 'stupro ' in quanto crimine, ma e' contradditorio, in quanto punisce il 'rapitore'". Secondo l'ong, l'art.475 "difende la famiglia e i costumi ma non tiene conto dei diritti delle donne in quanto persone".
In molte società, e in particolare nei Paesi arabi, dove il peso della tradizione religiosa e' molto forte, la perdita della verginità, anche in caso di stupro, e' considerata un disonore per la famiglia della donna e la faccenda viene spesso aggiustata con un matrimonio "riparatore".
