RIO DE JANEIRO – Dopo il caso Battisti, un altro contenzioso giuridico rischia di minare le relazioni diplomatiche tra Italia e Brasile: un'azienda italiana – la Italplan di Terranuova Bracciolini (Arezzo) – non viene pagata dal committente brasiliano, la societa' concessionaria delle ferrovie di Stato, Valec, e il tribunale di Arezzo decide di bloccare i conti correnti bancari di ambasciata e consolati del Brasile in Italia. Memore delle frizioni causate dalla vicenda dell'ex terrorista italiano, stavolta Brasilia ha optato per una soluzione piu' 'soft' – sottolinea la stampa locale – evitando di far pressioni politiche sul governo italiano. Per questo, il ministero degli Esteri brasiliano – come hanno confermato sue fonti all'Ansa – starebbe ''definendo una linea di azione'', insieme all'Avvocatura dello Stato brasiliana (Agu), per mantenere l'episodio su un piano strettamente giudiziario.
Secondo 'Agencia Estado', il segretario generale di Itamaraty (la Farnesina brasiliana), ambasciatore Ruy Nogueira, dovrebbe essere gia' domani a Roma per cercare di arrivare a un accordo. Il caso Italplan inizia nel 2005, quando la piccola società toscana di engineering viene incaricata dall'ente pubblico brasiliano Valec di elaborare un progetto per la futura linea di Alta velocità tra San Paolo e Rio de Janeiro. Il lavoro finisce nel 2009 e Italplan presenta il conto: 261 milioni di euro. Ma Valec – secondo informazioni dei media brasiliani, che hanno avuto accesso agli atti del processo – avrebbe nel frattempo desistito dal progetto e si sarebbe quindi rifiutata di pagare.
L'intera vicenda finisce in tribunale e lo scorso settembre i giudici di Arezzo condannano Valec a pagare oltre 15 milioni di euro a Italplan come prima integrazione alle spese sostenute. I brasiliani pero' non presentano ricorso entro il termine previsto di 60 giorni e il tribunale aretino decide allora di rifarsi sull'unico azionista di Valec, lo Stato brasiliano, congelando i conti bancari delle rappresentanze diplomatiche in Italia. Per l'Avvocatura dello Stato a Brasilia, tuttavia, la decisione viola il diritto internazionale, in particolare la Convenzione di Vienna, che dichiara protette da immunità tutte le risorse destinate al funzionamento degli organi diplomatici.
Di fatto, da alcuni mesi i dipendenti delle sedi diplomatiche brasiliane in Italia non ricevono lo stipendio e le attività consolari sono state dimezzate. L'ultimo blocco ai fondi, pari a oltre un milione di euro – confermano anche i media brasiliani – si e' verificato mercoledi' scorso alla filiale milanese del 'Banco do Brasil'.
Anche se lo stesso ministero degli Esteri brasiliano ha finora cercato di minimizzare i fatti, sostenendo che si tratta solo di ''una questione giuridica'' e che la stessa ''non interferisce sulle relazioni Brasile-Italia'', Brasilia ha fretta di chiudere il sipario sull'accaduto per non ripetere i dissapori provocati a suo tempo dal caso Battisti.
