USA, NEW YORK – L’epidemia di Ebola in Africa si aggrava, con i casi che aumentano e sempre più paesi che chiudono le frontiere, e sembra sempre più probabile l’ipotesi che per fronteggiare il virus si ricorrerà anche a farmaci e vaccini ancora sperimentali, ma che il precipitare della situazione faranno tirare fuori dal cassetto.
All’arrivo di un vaccino, afferma un dirigente dell’Oms, potrebbero mancare pochi mesi, e l’agenzia potrebbe decidere già la prossima settimana di accelerare l’adozione dei trattamenti, come quello che sta facendo guarire il missionario americano colpito nei giorni scorsi, sperimentati finora solo sugli animali.
L’ottimismo sui tempi per il vaccino viene dalle parole del direttore del dipartimento immunizzazione dell’Oms Jean-Marie Okwo Bele, che in un’intervista alla radio francese Rfi ha rivelato che l’agenzia pianifica di iniziare a settembre i test di una formula messa a punto dalla multinazionale britannica Gsk. ”Il nostro obiettivo è di iniziare i test a settembre – ha spiegato – prima negli Usa e poi sicuramente in un paese africano, visto che è lì che abbiamo i casi. Verso fine anno potremmo avere i risultati, e trattandosi di un’urgenza si può pensare a delle procedure accelerate per averlo a disposizione nel corso del 2015”.
Le nuove procedure per i test potrebbero scaturire dalla riunione del comitato di esperti di bioetica e medicina che l’Oms riunirà lunedi. ”Ci si può chiedere se è giusto fare una sperimentazione in una situazione di emergenza – afferma Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco dell’Iss – ma d’altra parte senza l’emergenza nessuno si muove. E’ un po’ come ai tempi di Jenner, l’inventore dei vaccini, che sperimentò il suo su suo figlio per proteggerlo dal vaiolo”. Di sicuro il siero sperimentale ZMapp, quello usato sui missionari americani infettati, sembra dare buoni risultati. “Divento più forte ogni giorno – scrive Kent Brantly, il medico attualmente in isolamento ad Atlanta – e ringrazio Dio per la sua misericordia perchè ho combattuto questa terribile malattia”.
Dove invece il virus continua a mietere vittime è in Africa. In Nigeria sono stati segnalati due nuovi casi, che quindi sono diventati nove nel Paese dove il virus è arrivato con un viaggiatore liberiano, mentre la Guinea ha deciso di chiudere le frontiere con Liberia e Sierra Leone, dove oltre 1500 poliziotti sono impegnati a far rispettare quarantene e isolamenti. A Monrovia sono iniziate invece le preghiere pubbliche per invocare la protezione divina contro il virus. Oltre che di preghiere l’Africa ha però bisogno di aiuti concreti da parte dei paesi occidentali.
“L’Ebola – commenta il segretario della Cei e Vescovo di Cassano allo Jonio, mons. Nunzio Galantino – mette in luce la distrazione, chiamiamola così ma è molto più che distrazione, dell’Occidente nei confronti di una realtà , quella africana, che per troppo tempo è diventata soltanto un luogo da razziare, un luogo da umiliare, un luogo da corrompere, un luogo da trasformare in discarica”. Intanto anche l’Italia ha il suo falso allarme, che si aggiunge ai diversi registrati nel mondo in questi giorni. Un sospetto caso di Ebola si è verificato sabato mattina al pronto soccorso di Gallarate, nel Varesotto, ma per fortuna l’uomo portato in ospedale dal 118 non era affetto dal devastante virus, ma era vittima della malaria.
