Egitto: aperto e rinviato il processo alle Ong

IL CAIRO – E' cominciato in un'aula gremita di giornalisti e avvocati il processo contro 43 operatori di Ong straniere, in particolare Usa, accusati di avere lavorato per organizzazioni prive di autorizzazione e di avere ricevuto fondi dall'estero.

Tra gli imputati stranieri, oltre ai cittadini Usa, fra i quali il figlio del segretario ai trasporti Sam Lahood, ci sono norvegesi, serbi, tedeschi e giordani. Tuttavia solo i 14 imputati egiziani sono comparsi oggi dietro alla grata della gabbia degli imputati. Hanno respinto tutte le accuse rivolte nei loro confronti dalla procura e dagli avvocati delle parti civili che li hanno incolpati di voler dividere il paese e attentarne la sovranita' nazionale.

In un clima di estrema confusione all'interno dell'aula e di bagarre fuori, mentre decine di sostenitori dell'ispiratore della Jamaa Islamiya, Omar Abdel Rahman, condannato all'ergastolo negli Usa, ne rivendicavano lo scambio con un imputato americano, il giudice ha deciso, dopo un'ora di udienza, di aggiornare il processo al 26 aprile.

Decisione accolta con favore dagli avvocati della difesa che sperano che questi due mesi servano ad archiviare questa vicenda attorno alla quale ruota anche la riscrittura della legge egiziana sulle Ong, che molti operatori del settore sperano non diventi piu' restrittiva di quella attualmente in vigore.

Il primo commento del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che nelle scorse settimane ha espresso piu' volte preoccupazione per gli sviluppi della vicenda, facendo anche capire che potrebbe mettere a rischio l'invio degli aiuti Usa all'Egitto, in particolare il miliardo e trecento milioni alle forze armate, e' stato cauto.

''Stiamo valutando gli sviluppi del procedimento giudiziario'', ha spiegato sottolineando che la ''situazione e' fluida e ci sono molti aspetti in movimento che vanno compresi appieno''.

L'inchiesta, che ha preso avvio l'anno scorso su impulso del ministro della cooperazione Fayza Abul Naga, gia' ministro sotto di Hosni Mubarak, ha coinvolto una serie di Ong, tra cui tre organizzazioni Usa, l'International Republican Institute, di cui Lahood e' direttore, il National Democratic Institute e la Freedom House.

Nell'annunciare il rinvio a giudizio degli imputati, i magistrati li hanno accusati di avere svolto attivita' politica in Egitto. Per tutta risposta 29 Ong egiziane hanno sostenuto che il processo mira a fare passare come cospiratori contro l'Egitto gli operatori delle Ong per i diritti umani, nel tentativo di rendere piu' difficile la loro attivita'.

Un altro timore che circola fra gli operatori egiziani e' che il vero obiettivo dell'inchiesta siano loro, per intimidirli, e non gli americani. E' quanto sostiene su twitter Mona Altahawy, attivista e giornalista fermata in piazza Tahrir e malmenata dalle forze dell'ordine a novembre.

''Gli stranieri non sono stati convocati in tribunale, solo gli egiziani. Ci sono voci che gli Usa si stanno affrettando a raggiungere una intesa per i loro 19 cittadini. Quelli che rimangono fregati sono gli egiziani''.

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Maria Elena Perrero