(di Lucia Sgueglia)
– IL CAIRO, 14 AGO – Vigilia di attesa al Cairo, dove
domani riprende il processo a Hosni Mubarak, l'ex rais accusato
di aver ordinato di sparare contro i manifestanti della
'rivoluzione' che porto' alla sua caduta lo scorso 11 febbraio.
Anche questa udienza sara' trasmessa in diretta tv, come lo
e' stata l'apertura del processo, seguita in Egitto e nel mondo
arabo con sentimenti contrastanti: scioccanti furono per molti
le immagini dell'anziano ex presidente (83 anni) arrivato in
elicottero in barella e portato dentro la gabbia degli imputati,
insieme ai figli Alaa e Gamal vestiti con la tuta dei carcerati.
Nella gabbia degli imputati il 3 agosto c'erano anche l'ex
ministro dell'Interno Habib el Adli e sei suoi collaboratori,
che pero' sono comparsi oggi davanti al giudice.
Il processo a Mubarak era atteso quasi spasmodicamente in
Egitto, dove aumenta l'attesa anche per le elezioni parlamentari
d'autunno che tutti sperano facciano uscire il Paese dalla
attuale incertezza attuale, ma la cui data e' gia' slittata.
Di questo si parla al Cairo in piazza Tahrir, tornata a
movimentarsi venerdi' scorso con alcune centinaia di sufi, copti
e 'laici' radunatisi contro il ''rischio islamizzazione'' in
Egitto, dopo la manifestazione che una settimana prima aveva
raccolto un milione tra Fratelli Musulmani e gruppi salafiti.
Con polizia militare ed esercito presenti in forze e ben
visibili in tutta la citta', domattina di nuovo l'attenzione si
spostera' sul tribunale – che si riunisce all'Accademia di
polizia – mentre oggi i legali di alcune vittime al processo di
El Adli hanno chiesto di rendere pubblici documenti che
potrebbero rivelare chi ordino' di sparare sulla folla a Tahrir.
''Quando abbiamo visto scendere quell'elicottero dal cielo e'
stato come un miracolo: aspettavamo questo momento da anni, ma
non ci credevamo piu''' racconta Ahmad, giovane giornalista del
nuovo quotidiano Tahrir nato dalla rivoluzione di gennaio.
In Egitto vige la pena di morte, Mubarak rischia
l'impiccagione. ''Vendetta? No, noi egiziani siamo pacifici e
vogliamo dare una buona immagine al mondo. Non credo lo
impiccheranno, non arriveranno a questo, e' stato comunque il
nostro faraone ed e' un egiziano. Ma ciascuno deve pagare per le
proprie colpe. Troveranno qualche altro capro espiatorio, il
capo della polizia ad esempio'' dice Ibrahim Elbehairy, che
vende gas per impianti di refrigerazione, ottimo business
nell'afa cairota d'agosto. La sua famiglia vive in un sobborgo
abusivo all'estrema periferia, senza servizi e che si affaccia
su una fogna a cielo aperto. Come milioni di cairoti. Mubarak li
aveva dimenticati, spiega, ecco il perche' della rivoluzione.
Dall'altra parte del Cairo, nella Cattedrale copta di San
Marco blindata dopo recenti incidenti interconfessionali, parla
Peter Rezkallah, giovane copto: ''Per noi il processo e' un
simbolo che dalle parole il governo, che per 5 mesi non ha fatto
nulla, finalmente passa ai fatti. Tutti gli egiziani vogliono
vendetta, o almeno giustizia, per l'uccisione delle persone non
solo in piazza, ma nelle loro case per decenni: si uccide anche
con la repressione delle liberta', o negando un'istruzione
dignitosa''. A suo avviso pero' non si arrivera' a una condanna:
''Secondo me allungheranno i tempi per un annetto, sperano che
nel frattempo l'ex rais, malato, muoia naturalmente, cosi' non
ci sara' bisogno di pubbliche esecuzioni come in Iraq''..
