DUBAI, 4 LUG – C'e' il Facebook che ha contribuito a coordinare e cavalcare aspirazioni sociali favorendo l'esplosione della Primavera araba, ma c'e' anche il Facebook che entra in rotta di collisione con le tradizioni radicate di quello stesso mondo arabo, accentuando la vulnerabilita' delle donne in modo allarmante.
Negli Emirati Arabi Uniti (Eau), paese con il piu' alto tasso di penetrazione del social network della regione (45%), i casi di donne ricattate per ottenere soldi o sesso per aver postato foto in abbigliamenti "disonorevoli" sono in continuo aumento.
Scatti in costume da bagno, o ritratti con top che lascia le spalle scoperte, sono strumenti esplosivi in una societa' dove il rispetto delle convenzioni, della religione, della famiglia e del suo onore sono ancora saldamente ritenuti principi fondamentali, nonostante il largo margine di liberalita' accordato alla maggioranza della popolazione straniera.
Il rischio di essere uccise da uno dei membri maschi della famiglia per lavare l'onta del disonore e' infinitamente marginale rispetto ad altri paesi, come la Giordania ad esempio, dove il "delitto d'onore" e' ancora contemplato – anche se sempre piu' condannato – come soluzione ai comportamenti ritenuti irrispettosi delle donne.
Soldi, relazioni sessuali forzate, o controllo emotivo e psicologico sono i fini dei ricattatori, secondo gli operatori dell'apposito dipartimento istituito dal ministero dell'Interno per fronteggiare il fenomeno in crescita, ma che lascia le donne emiratine strette tra l'incudine e il martello.
Rivolgersi alla polizia per denunciare l'abuso puo' infatti significare l'arresto. Nel caso ci sia effettivamente stata una relazione sessuale consensuale, anche se forzata dal ricatto, la vittima e' comunque passabile di arresto e reclusione per aver acconsentito ad una relazione fuori dai legami matrimoniali. Un atto illegale e perseguibile per legge negli Eau.
Il dipartimento sociale del ministero al momento offre alla vittima l'unica terra di mezzo. "Offriamo totale riservatezza per le vittime – spiega uno dei responsabili del servizio che ha richiesto l'anonimato – ma come un dipartimento di polizia svolgiamo indagini e se necessario, come nel coinvolgimento di altre vittime costrette ad atti criminali, non possiamo solo proteggere, dobbiamo denunciare".
Lasciando cosi' intendere che, se dietro il singolo caso dovesse emergere una piu' vasta organizzazione criminale, la necessita' di procedere renderebbe piu' difficile tutelare la riservatezza delle donne. I commenti dei piu' giovani rispecchiano i contrasti di un paese lanciato verso investimenti e progetti futuristici da una parte, e orgogliosamente legato all'Islam e all'antica cultura beduina dall'altra: se alcuni lodano i genitori che permettono alle loro figlie di aprire profili Facebook pur vietando loro di pubblicare fotografie, dall'altra i ragazzi condannano le ''facili'' ragazze che si ''mettono in vetrina'' usando i social network e che, dicono, ''non sposerebbero mai''.