ROMA – E’ sempre piu’ in fiamme l’est della Libia: anche ieri Bengasi, Al Baida e oltre, verso il confine con l’Egitto, sono state teatro di nuove manifestazioni e di nuovi disordini nonostante il pugno di ferro del leader Muammar Gheddafi che, attraverso i ”Comitati rivoluzionari e il popolo”, ha minacciato ”i gruppuscoli” anti-governativi di una repressione ”devastante”. Secondo Amnesty International, negli ultimi tre giorni almeno 46 persone sono sono state uccise dalle forze di sicurezza libiche nel corso delle manifestazioni anti-regime. Gran parte delle vittime sono state registrate proprio a Bengasi e a Al Baida, afferma al’organizzazione umanitaria denunciando il comportamento ”sconsiderato” delle autorita’.
A Bengasi, la seconda citta’ del paese da sempre ‘ribelle’, migliaia di dimostranti sono scesi in piazza ed alcuni di loro hanno occupato l’aeroporto per impedire l’arrivo di rinforzi. La BBC in serata ha reso noto che lo scalo era stato chiuso. In alcune zone della citta’ e’ stata sospesa l’erogazione della corrente elettrica. Per tarpare le ali tecnologiche della protesta, Facebook da ieri sera era stato reso inaccessibile e la navigazione su Internet resa piu’ difficoltosa. Anche le comunicazione telefoniche per tutta la giornata di ieri sono risultate ardue. Due poliziotti sono stati impiccati dai manifestanti ad Al Baida (terza citta’ del Paese) mentre a Bengasi la sede della radio e’ stata incendiata. Le forze di sicurezza hanno successivamente ricevuto l’ordine di ritirarsi dal centro delle due localita’, ufficialmente ”per evitare ulteriori scontri con i manifestanti e altre vittime”. Ma nello stesso tempo non si sono allontanate, prendendo il controllo di tutte le vie d’accesso, sia per impedire a chi ha partecipato ai disordini di allontanarsi sia per bloccare eventuali civili o miliziani intenzionati ad unirsi alla piazza.
In serata il sito di un giornale online vicino al figlio riformista di Gheddafi, Seif al Islam aveva ammesso 20 morti a Bengasi e sette a Derna, dove ieri si sono celebrati i funerali delle vittime di giovedi. Ieri ci sono stati morti anche in due prigioni dove i detenuti avrebbero approfittato della situazione instabile per scatenare una rivolta: sei sarebbero stati uccisi a Jadaida, nella capitale; numerosi sono invece riusciti a fuggire dalla prigione al-Kuifiya di Bengasi, ed hanno poi appiccato il fuoco all’ufficio del procuratore generale, a una banca e a un posto di polizia. Poi, da un esule libico che vive in Svizzera, arrivano notizie simili ma con un punto di vista diverso. Al Baida e Derna sono ormai ”due citta’ libere” e ”il potere e’ passato al popolo”, proclama Hassan Al-Jahmi – uno dei promotori della ‘Giornata della Collera’ – ai sui circa 30.000 simpatizzanti su Facebook. E su Youtube un video amatoriale mostra incidenti a Tobruk, con un monumento al ‘Libro Verde’ di Gheddafi, simbolo della sua rivoluzione, gettato giu’ dal suo piedistallo. A Tripoli invece, per tutta la giornata la vita e’ andata avanti abbastanza normalmente.
Gheddafi si e’ fatto vedere nel centro della citta’, nella Piazza Verde, dove e’ stato salutato con entusiasmo dai suoi sostenitori. Non ha parlato ma hanno parlato i comitati rivoluzionari: una risposta ”violenta e fulminante” colpira’ – hanno detto – gli ”avventurieri” che protestano, e qualunque tentativo di ”superare i limiti” si trasformera’ in ”suicidio”.