Furto Auschwitz, verso due arresti in Svezia

Si stringe il cerchio intorno ai mandanti del furto dell’insegna “Arbeit Macht Frei” sul cancello del lager di Auschwitz, in Polonia, rubata il 18 dicembre scorso e ritrovata il 21.

Secondo indiscrezioni di stampa, in parte confermate dagli inquirenti di Cracovia che indagano, sarebbe vicino l’arresto di due svedesi: uno di loro é il leader di un gruppo neonazista, che avrebbe commissionato il furto per finanziare attentati, ma poi si sarebbe pentito e avrebbe permesso l’arresto dei ladri e il recupero della scritta.

Alcuni giornali svedesi (e in Italia il quotidiano La Stampa) hanno scritto oggi 6 gennaio che la procura di Cracovia avrebbe emesso un mandato di cattura europeo contro due persone residenti in Svezia (una di origine jugoslava). Uno dei due sarebbe il mandante del furto e i giornali hanno pubblicato anche una sua foto, con il volto reso irriconoscibile.

Il procuratore capo di Cracovia, Artur Wrona, in una conferenza stampa stamani ha definito “premature” le indiscrezioni pubblicate dai giornali, ma le ha parzialmente confermate. Il magistrato ha detto che le autorità polacche si sono rivolte alla polizia svedese per chiedere conferma dei dati di due persone residenti in Svezia (uno dei due sarebbe di origine jugoslava) che i giudici polacchi vorrebbero interrogare in Polonia.

«Uno è la mente del furto – ha detto il procuratore – l’altro quello che ha portato in Polonia il furgone usato durante il trafugamento». Wrona ha confermato che la polizia polacca è stata contattata dopo il furto da un cittadino svedese, indicato come Andersen H., ma non ha voluto fornire particolari. Il procuratore Wrona ha rivelato stamani che uno dei due cittadini residenti in Svezia aveva fatto un sopralluogo ad Auschwitz nel marzo scorso insieme ad alcuni dei polacchi che hanno poi effettuato il furto.

Secondo la stampa, Andersen H. sarebbe il leader di un gruppo neonazista, che avrebbe commissionato il trafugamento dell’insegna a ladri professionisti polacchi, per rivenderla per almeno un milione di euro a un collezionista: un ricco discendente di gerarchi nazisti, residente in Gran Bretagna, Francia o negli Stati Uniti. Con i soldi ricavati, il mandante avrebbe voluto finanziare attentati contro il governo e il parlamento svedese, ipotesi che ricordano la trama della trilogia di Stieg Larsson. Di fronte alle reazioni in tutto il mondo per il furto, e alla determinazione con la quale le polizie europee si erano messe alla caccia dei ladri, il neonazista avrebbe capito di essersi messo in un guaio troppo grosso e avrebbe raccontato tutto alla polizia polacca. Sarebbe stato grazie alla sua confessione che gli inquirenti di Cracovia hanno individuato i cinque ladri polacchi, delinquenti comuni, e recuperato l’insegna.

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