Churchill, Leone XII, Roosevelt: dietro ogni uomo di potere c’è un gatto

Clinton con Socks

ROMA – “Nella mia vita ho studiato tantissimi filosofi e tantissimi gatti, i gatti sono assolutamente superiori”, scrisse Hippolyte Taine. La compagnia silenziosa ma partecipe di un felino ha seguito molti uomini di potere, dal cardinale Richelieu al presidente americano Bill Clinton. Non rumorosi e mai scomposti come i cani, i gatti scelgono se e quando socializzare. Per questo quella del felino non è una compagnia qualsiasi ma uno scambio molto intimo fra pari livello, fatto di dialoghi silenziosi conditi da sguardi e piccoli riti che i gatti (un po’ come gli anziani o i neonati) seguono pedissequamente per scandire le giornate.

Non stupisce quindi che capi di Stato e pontefici abbiano preferito convivere con uno o più gatti. Martina Alberghini ha dedicato al tema un volumetto, “Gatti al potere”, sottotitolo: “I gatti consiglieri dei grandi della Terra”.  Leone XII, pontefice piuttosto ascetico e triste di temperamento, aveva un debole per “micetto”. Quando morì si preoccupò di assicurare il futuro del suo gatto affidandolo all’ambasciatore di Francia, François René de Chateaubriand. La leggenda vuole che Maometto abbia tagliato la larga manica di una sua veste pur di non svegliare il suo gatto che ci si era addormentato sopra. Winston Churcill, amante dei gatti ma dal temperamento collerico, indirizzava qualche insulto al suo felino. Una volta stava parlando al telefono con il Lord Cancelliere quando il gatto Mickey  si mise a giocare con il filo del telefono. “Mi blocchi la linea, idiota”, disse al gatto salvo poi scusarsi con l’interlocutore specificando che non si rivolgeva a lui. Ma le scuse le porse anche al gatto dicendogli: “Non mi vuoi più bene?”.

Tra i presidenti americani Abraham Lincoln, Theodore Roosevelt affezionatissimo al gatto Slippers. In tempi più recenti il gattofilo più noto alla Casa Bianca è stato di sicuro Bill Clinton, inseparabile dal suo Socks.

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Elisa D'Alto