ROMA, 13 GIU – Il massacro va avanti, nell'est della Libia, dove si combatte fra le citta' di Brega e Ajdabiya. Ma lui, Muhammar Gheddafi, gioca a scacchi. E a uno scacchista russo affida l'ennesimo messaggio a chi lo vuole fuori dalla Libia: il rais non se ne andra'. Quale incarico – argomenta – dovrebbe lasciare? La risposta dell'Alleanza e' in due nuove mosse. Gli Usa fanno pressing sui paesi dell'Unione africana perche' lo abbandonino, redarguendo i leader del continente dalla tentazione della vecchia politica. E la Germania riconosce il Consiglio nazionale transitorio come unico rappresentante legittimo del popolo libico. Il mondo intero si distrae pero' – e' accaduto ieri in tarda serata – puntando gli occhi sulla scacchiera: e' c'e' chi si chiede come se la sia cavata il colonnello, contro il presidente della federazione internazionale degli scacchi Fide, Kirsan Ilyumzhinov. La partita di due ore viene immortalata infatti dalla tv di Stato, ed e' subito di dominio pubblico. Poi lo sfidante, o sfidato, rivela ai media russi la confidenza ricevuta dal rais: ''Non ha alcuna intenzione di lasciare la terra in cui sono morti i suoi figli e i suoi nipoti''. '''Non sono primo ministro, ne' presidente, ne' re – gli avrebbe detto -. Non occupo alcun posto di potere in Libia ed e' per questo che non devo rinunciare ad alcuna carica''. Davanti agli scacchi, Gheddafi e' parso ''sereno, normale, ragionevole''. Perche' questa partita? ''Io giocherei con gioia con chiunque. Sono andato li' come sportivo – risponde – non sono un politico''. Da Addis Abeba, dove per la prima volta un segretario di Stato americano si rivolge ai 53 membri dell'Unione africana, Hillary Clinton fa pressing sui leader del continente mettendoli in guardia: non c'e' piu' spazio per chi non fa riforme, ''lo status quo e' spezzato''. E poi chiede di mollare il rais: ''E' ormai chiaro che da tempo passato il giorno in cui sarebbe potuto rimanere al potere''. Non tarda ad arrivare la reazione del governo libico, che proprio oggi si e' di nuovo impegnato ad attuare le proposte avanzate dai Paesi africani per porre fine alla situazione di stallo nel conflitto in Libia, e anche a stilare una bozza di Costituzione e una legge sulla stampa. La giornata politica e' segnata anche dall'iniziativa tedesca: il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, in visita a Bengasi, roccaforte dei ribelli, riconosce il Cnt come rappresentante del popolo libico e annuncia l'apertura di un ufficio a Bengasi. Non cambia pero' la linea antimilitarista: anche dopo la caduta di Gheddafi, ha ribadito il ministro alla Bild, non saranno inviati soldati. Sul fronte di guerra, i ribelli continuano a tentare di avanzare: uno degli obiettivi e' Brega, ma a meta' strada fra la citta' dell'est e Ajdabya, secondo un comandante degli insorti, le forze del regime ricorrono a una tranello. ''Siamo finiti in una trappola – ha raccontato Mussa El Mograbi – gli uomini di Gheddafi hanno fatto finta di arrendersi, si sono avvicinati sventolando una bandiera bianca, e poi ci hanno sparato addosso''. Le vittime, secondo il comandante, sono 21.
