Giamaica in fiamme: la caccia senza sosta al “padrino” della droga, 60 vittime civili

Ormai è un bagno di sangue. In Giamaica non si arresta la caccia a Cristopher “Dudus” Coke: polizia ed esercito gli danno la caccia senza sosta da più di tre giorni. Una ricerca vana, tutti tentativi andati a vuoto ma che hanno portato alla morte almeno 60 persone, in gran parte civili, uccisi negli scontri divampati nella capitale Kingston tra le forze di sicurezza e le gang del narcotrafficante giamaicano che difendono senza paura il loro leader indiscusso.

Intanto le autorità cercano di dare rassicurazioni alla popolazione: “Coke non è stato ancora preso”, ha ammesso il ministro alla sicurezza, Dwight Nelson, incontrando la stampa nella residenza del premier Bruce Golding, il quale, in un intervento davanti al Parlamento, ha “deplorato la morte di tanti cittadini onesti e innocenti” ma ha anche assicurato: “metteremo fine al’anarchia e riporteremo l’ordine e la calma”.

Le vittime e le gang. Eppure negli ultimi giorni il numero dei morti continua ad aumentare. Le bande di ragazzi e narcos che difendono Coke e lo chiamano “il nostro presidente”, hanno attaccato la polizia davanti a un ospedale, dove giacevano i corpi delle vittime, non lontano da ‘Tivoli Gardens’, il quartiere del quale Coke è l’indiscusso ‘padrino’ e dove con ogni probabilità rimane nascosto. Le strade di Kingston (2,8 milioni di abitanti), in genere rumorose e affollate, sono oggi apparse deserte, mentre gli elicotteri sorvolavano la città e le scuole, negozi e uffici pubblici rimanevano chiusi, così come l’aeroporto internazionale “Norman Mailer”, bloccato ormai dal 24 maggio scorso. Le persone arrestate sono più di 200.

“Stato d’emergenza”, violenza estesa a più quartieri. Di fatto è successo quanto si temeva da giorni, e cioé anche altri quartieri, oltre a ‘Tivoli’, sono stati ‘contagiati’ dalla violenza innescata con la guerra tra narcos e forze dell’ordine. La scorsa domenica, il premier Golding ha ordinato lo stato d’emergenza nella città, che permette arresti e perquisizioni casa per casa. Le prime rivolte sono state innescate dal mandato di cattura per Coke che, se estradato negli Usa – dove figura nelle liste ‘top’ del crimine – è destinato a finire dietro le sbarre per scontare l’ergastolo. Polizia ed esercito, in totale circa mille uomini armati in assetto di combattimento e con il sostegno di mezzi blindati, hanno ripetuto le incursioni a ‘Tivoli Gardens’ affrontando le gang, di fatto una sorta di esercito personale dell’influente Coke, che nella sua lunga ‘carriera’ da boss narco ha saputo coltivare contatti con politici e uomini d’affari dell’isola, e non solo. E’ chiaro che ‘Dudus’ conta sul sostegno di gran parte della popolazione non solo a ‘Tivoli’, ma anche in altri quartieri poveri e violenti della grande città caraibica, dove viene visto come una via di mezzo tra Robin Hood e il narco colombiano Pablo Escobar.

Gli Stati Uniti “preoccupati”. Intanto la situazione giamaicana preoccupa gli Stati Uniti, che hanno fatto sapere di seguire “molto da vicino” l’evolversi degli eventi. Il portavoce del dipartimento di stato Philip Crowley ha annunciato che la richiesta di estradizione del trafficante di droga Christopher ‘Dudus’ Coke è stata presentata alle autorità della Giamaica alcuni mesi fa. E’ stato il tentativo di arresto del criminale a portare ai disordini nella capitale Kingston.

“La nostra estradizione è stata presentata tempo fa ma solo in tempi recenti le autorità della Giamaica hanno deciso di entrare in azione e di arrestare il ricercato”, ha detto il portavoce americano. “Abbiamo rapporti stretti con la Giamaica – ha aggiunto Crowley – Abbiamo fornito assistenza secondaria alle autorità locali ma lo sforzo per catturare il criminale è sostenuto dalla polizia e dalle forze militari della Giamaica”. L’assistenza fornita dagli Stati Uniti, ha precisato il portavoce, riguardava soprattutto dei “giubbotti anti-proiettile”. Il portavoce americano ha sottolineato che l’ambasciata Usa a Kingston è in un’area diversa da quella dove stanno accadendo i disordini nella capitale della Giamaica, concentrati nel quartiere di Tivoli Gardens dove il criminale ricercato negli Usa può contare su molti sostenitori.

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