TOKYO – Il Giappone scopre la sua 'anima anti-nucleare': e' ancora prematuro per affermare che si e' in presenza di una vera svolta, ma il segnale emerso dal sondaggio dell'Asahi Shimbun e' promettente, ''per la prima volta'' infatti i contrari superano i favorevoli. Mentre e' in corso il G8 di Deauville, in Francia, dove gli Otto Grandi discuteranno anche della questione del nucleare e della sua sicurezza, la rilevazione pubblicata dal secondo quotidiano piu' diffuso del Sol Levante, con oltre 10 milioni di copie, sottolinea che il 34% del campione vorrebbe puntare sull' atomo a uso civile, a fronte del 42% invece orientato a voltare pagina invertendo i rapporti di forza che erano, rispettivamente del 52% e del 18%, secondo i dati di un simile studio fatto prima dell'incidente e della crisi dell'impianto di Fukushima. Il Giappone e' la terza superpotenza del settore, con 54 centrali attive che producevano prima della catastrofe di marzo il 30% del fabbisogno elettrico, con l'ambizioso piano di superare il 50% entro il 2020, ma il premier Naoto Kan ha optato per una ''pausa di riflessione'', con particolare attenzione alle fonti rinnovabili, a partire dal fotovoltaico, di cui parlera' nel corso del G8. Nell'articolata esposizione dei risultati, l'Asahi da' conto della percezione sul nucleare in altri Paesi maturata dopo l'emergenza ancora irrisolta verificatasi in Giappone a seguito del sisma/tsunami dell'11 marzo. I dati sembrano in modo univoco rafforzare lo scetticismo globale: i sostenitori in Germania (19%) e Russia (36%) perdono quota, misurandosi con oppositori all'81% e al 52% (contro i precedenti 56% e 47%). In Corea del Sud e Cina, dove lo sfruttamento dell'atomo a uso civile viaggia a pieno regime ed e' la chiave di volta per rispondere alla domanda di elettricita' in aumento esponenziale, i contrari sono saliti al 45% (dal 27%) e al 48% (dal 36%), attestandosi su livelli quasi simili ai favorevoli. In Francia e Stati Uniti, rispettivamente numero due e numero uno nel settore, la quota di sostenitori e' maggiore di quella dei contrari: 51% e 55% a fronte di 44% e 31%, pur se il divario tende ad assottigliarsi. Il Giappone prosegue i suoi sforzi di solidarieta' a favore della ricostruzione del nordest del Paese: governo e Regno, il sindacato che rappresenta gran parte dei dipendenti pubblici, hanno trovato l'accordo per tagliare gli stipendi mensili dal 5 al 10% e i bonus del 10% allo scopo di contribuire a reperire risorse a favore delle aree distrutte dal sisma/tsunami. L'intesa (''raggiunta con facilita''') prevede che i tagli siano operativi da luglio e che durino fino al bilancio 2013, con l'obiettivo di centrare risparmi annui di 240-250 miliardi di yen, cioe' fino a piu' di 2 miliardi di euro.