DUBAI – Trasformare il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) in un'Unione delle monarchie petrolifere: la proposta dell'Arabia Saudita non e' passata inosservata ed ha innestato una serie di dibattiti che da settimane imperversano sulla stampa della regione.
"Chiedo di passare da una fase di cooperazione ad una fase di unione in una singola entità", aveva detto il sovrano saudita Abdulla bin Abdul Aziz al Saud a dicembre, in occasione dell'annuale summit di fine anno del Ccg di cui sono membri Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti (Eau) ed Oman. Una proposta che nasce dalle comuni necessità di sicurezza e dalle crescenti preoccupazioni relative alle ambizioni nucleari dell'Iran e alla sue "interferenze" nella regione, che ha trovato sostenitori e scettici.
Il blocco delle sei monarchie, che complessivamente conta una popolazione di oltre 44 milioni di persone, ha dato vita al Ccg nel 1981. Il primo esperimento di cooperazione regionale riguarda proprio la sicurezza, con la creazione, nel 1984, del Peninsula Shield, l'esercito integrato delle forze armate della penisola arabica che èintervenuta la scorsa primavera per sedare la rivolta in Bahrein con truppe inviate da Arabia Saudita ed Eau. La cooperazione politica ed economica tuttavia non è stata altrettanto di successo.
Il mercato unico inaugurato nel 2008 pur avendo facilitato lo spostamento di persone e merci all'interno del Ccg, così come gli acquisti di proprietà e i partenariati, ha ancora molti nodi rimasti insoluti. L'unione doganale non è mai effettivamente partita e il progetto "moneta unica" si è arenato dopo il ritiro dell'Oman e degli Eau. Differenze sostanziali rimangono sia nel peso delle singole economie che nei diversi sitemi politici.
Il Kuwait, paese preso a modello per il grado di libertà di espressione garantito, è stato il primo ad avanzare riserve. "E' difficile per il Kuwait che garantisce libertà di espressione e dove il popolo è rappresentato in parlamento entrare in un'unione con paesi che hanno le carceri colme di detenuti che hanno espresso la proprio opinione," ha dichiarato il presidente della camera Ahmad Al Sàadoun, riferendosi a Riad. Il ministro degli esteri saudita Al Faisal bin Abdul Aziz ha tuttavia assicurato pochi giorni fa che "l'unione non sarà un mezzo per interferire negli affari interni delle altri stati".
Con opinionisti e accademici a favore e contrari in ogni singolo paese del Ccg, rimane forte il dubbio della fattibilità e del successo di un simile progetto politico. "Occorre chiarire – scrive Mohammad bin Howaidin docente di scienze politiche alla Uae University – il perché di questa Unione: sicurezza, integrazione, economia?" E suggerisce il passaggio per una federazione regionale prima di approdare ad una vera e propria Unione senza rischiare il fallimento.