Guatemala. Rosenberg ha pianificato il suo omicidio, Colom è innocente

Pianifica il suo omicidio per depressione e problemi familiari. Registra un video dieci giorni dalla sua morte accusando: «Se verrò ucciso, i mandanti del mio omicidio sono il presidente Alvaro Colom, la moglie e il suo segretario personale». Poi consegna il filmato in mani sicure.  E’ la storia l’avvocato Rodrigo Rosenberg  e la cornice di questo dramma è il Guatemala nei primi giorni del maggio scorso.

Il legale viene, infatti, assassinato mentre è in giro in bicicletta. L’agguato provoca furiose proteste, dimostrazioni di piazza e una richiesta di incriminazione per il presidente Colom, esponente di centro-sinistra in lotta con l’elite del paese. L’attentato all’avvocato sembra il classico «delitto di Stato». Ma non è così.

Una parte dell’indagine viene affidata alle Nazioni Unite che, dopo mesi di analisi e verifiche, è arrivata ad una clamorosa conclusione: Rosenberg ha pianificato il suo omicidio. E per portare a termine il piano ha ingaggiato con l’aiuto di due cugini un killer che poi ha eseguito la missione. Ma i parenti  non sapevano chi fosse l’obiettivo, pensavano di doversi occupare di «un nemico».

La svolta nell’inchiesta è stata resa possibile dall’analisi dei tabulati telefonici. Si è scoperto che Rosenberg ha utilizzato due cellulari: uno per inviare messaggi di minaccia a se stesso, l’altro per tenere i contatti con il sicario. L’avvocato era molto depresso e aveva problemi familiari. Una situazione aggravata dall’uccisione di un importante imprenditore, Kalil Mousa, e della figlia Marjory che aveva una relazione con Rosemberg.

Nelle settimane precedenti all’agguato Rosenberg aveva comprato due tombe – una per sé e l’altra per Marjory -, quindi aveva sistemato i suoi affari per non lasciare pendenze e  aveva annunciato che si sarebbe ritirato dall’attività. Un’uscita di scena pianificata fino all’ultimo dettaglio con l’obiettivo finale di portare all’incriminazione del presidente e a un’inevitabile destituzione.

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