TEL AVIV, 28 LUG – Sono di imbarazzo e inquietudine – con ventaure polemiche – le prime analisi israeliane sulle manifestazioni di simpatia ''pro-Israele'' raccolte fra i deliranti scritti di Anders Behring Breivik, lo stragista norvegese di Oslo e Utoya.
A farsene interprete e' in particolare l'editorialista Raphael Mimoun, che in un commento pubblicato dall'edizione online di Yediot Ahronot, il giornale piu' venduto d'Israele, mette in guardia la destra politica e l'opinione pubblica del suo Paese dalla tentazione di coltivare un dialogo con certa destra europea (e americana) sulla base di comuni sentimenti d'islamofobia. L'articolo s'intitola, significativamente, ''Non sono nostri amici''; e prende spunto dagli scritti in cui Breivik si e' definito ''filo-sionista'' e simpatizzante del ''nazionalismo israeliano''. Si tratta di una posizione comune a quei settori dell'estrema destra occidentale che – nota Mimoun – esprimono ''sostegno incondizionato alle politiche di Israele'' in chiave anti-palestinese e anti-araba, poiche' interpretano il conflitto mediorientale come parte di una sfida mortale, a un tempo ''religiosa e culturale'', con l'Islam.
Un'ideologia che l'editorialista di Yediot Ahronot giudica inaccettabile in se'. E che, inoltre, non cancella ''le radici fasciste e neonaziste'' (quindi fondamentalmente antisemite) di molti di questi movimenti. Di qui le accuse esplicite contro chi in Israele non esita a flirtare con ambienti e militanti di questa risma, considerati da Mimoun pericolosi anche quando restano distanti dalla truce violenza di Breivik.
''Numerosi politici israeliani, inclusi deputati della Knesset e persino esponenti del governo, hanno accolto positivamente – denuncia l'analista – il sostegno di gruppi e partiti politici stranieri di una certa destra. E questo e' un deplorevole errore''.
''Per il bene dello status morale d'Israele – prosegue Mimoun – la massima secondo cui 'i nemici dei miei nemici sono miei amici' non puo' essere applicata qui. Gli odiatori degli arabi, europei o americani che siano, non devono essere nostri amici''. Un avvertimento che non sembra giungere a caso, a meno di un mese dall'atteso e controverso happening d'appoggio alla politica israeliana degli insediamenti organizzato per fine agosto a Gerusalemme da Glenn Beck: tribuno tv della destra populista Usa e profeta dei simpatizzanti del Tea Party, che ha tra l'altro osato accostare le vittime di Utoya alla Gioventu' Hitleriana. Un personaggio che l'ala liberal della comunita' ebraica Usa ha accusato apertamente di scivolate anti-semite, nei mesi scorsi, sull'onda d'una polemica sguaiata contro il finanziere George Soros (sostenitore di Barack Obama). E che invece s'appresta a essere ricevuto con tutti gli onori in Israele dai leader del movimento dei coloni e da alcuni parlamentari dell'ultradestra nazional-religiosa, ma anche del Likud: il partito del premier Benyamin Netanyahu.
