ROMA – ''Se alla Convenzione di Ginevra fosse data piena attuazione, sia nella lettera che nello spirito, tanti rifugiati in fuga dalla Libia che attraversano il Mediterraneo, somali che fuggono in Kenya, e innumerevoli altri fuggiaschi potrebbero trovare protezione e talvolta persino salvezza. La protezione dalle violazioni dei diritti umani è diritto di nascita di ciascuno di noi''. Lo afferma il direttore del Jesuit Refugee Service, Peter Balleis, in una nota in occasione dei 60 anni della firma della Convenzione sui rifugiati. Il JRS opera in 50 paesi del mondo.
''Troppi governi – denuncia Balleis – continuano a ignorare i principi fondamentali della Convenzione di Ginevra per i rifugiati, che viene da loro vista come inopportuna sotto il profilo politico o troppo onerosa sul piano economico''.
''I rifugiati – rimarca il gesuita – vengono spesso confinati in campi situati in zone remote o addirittura detenuti ingiustamente in violazione del loro diritto alla libertà di movimento. Parimenti, vengono loro negati i documenti personali, il diritto al lavoro, e l'accesso ai servizi di base. Gli stati limitano sempre più l'accesso ai propri territori e di fatto impediscono ai richiedenti asilo di accedere alle opportune procedure di determinazione del loro status''.
A 60 anni dalla Convenzione, rimarca il JRS, ''molto è stato fatto, ma c'è ancora ampio spazio per migliorare'' la protezione ai rifugiati. Tra le acquisizioni della Convenzione, ''particolarmente importante è stata la scelta di stabilire una definizione di rifugiato che tenesse conto del timore di persecuzione quale causa determinante la fuga, anziché basare il giudizio su una specifica situazione. Altrettanto importante – a giudizio del padre gesuita – è stata l'introduzione di un obbligo universale di prestare significative, seppur limitate, forme di assistenza ai rifugiati, ivi incluso – particolare rilevantissimo – l'impegno a mai rispedire rifugiati nei luoghi di provenienza''.
In questi ultimi anni la Convenzione ha dato prova di rispondere alle necessità emergenti ampliando la definizione di rifugiato così da farvi rientrare, ricorda Balleis, ''nuovi gruppi, come le vittime di violenze sessuali e di persecuzione da entità non di stato, come i gruppi di ribelli e miliziani''.
''In luoghi come la Repubblica Democratica del Congo, dove gli stupri sono sempre più all'ordine del giorno, migliaia di donne sono state sfollate con la forza. Il riconoscimento della violenza sessuale come forma di persecuzione ha fatto sì che non soltanto venisse loro accordata tutela legale, ma ha anche spinto le organizzazioni del caso a istituire programmi in risposta alle loro specifiche necessità", ha soggiunto padre Balleis.
Il prossimo dicembre l'Agenzia delle NU per i rifugiati (UNHCR) convocherà esponenti di governi per chiedere a ciascuno stato di impegnarsi ad attuare un sostanziale miglioramento delle misure a protezione dei rifugiati. Il JRS sollecita i governi a prendere questa sfida con la massima serietà: se è vero che molto c'è da celebrare quest'anno, è vero anche che c'è ancora ampio spazio per migliorare.