MEERUT, INDIA – La popolazione indiana include 1,2 miliardi di persone che fanno i mestieri più disparati, dai banchieri, agli operatori di risciò, ai ribelli maoisti. Ma c’è una ”professione” che manca di aspiranti: quella del boia. Normalmente l’India non ne ha bisogno, essendo molto rare le esecuzioni. L’ultima avvenne nel 2004. Ma nel maggio scorso il presidente indiano inaspettatamente ha rifiutato la grazia ad un assassino nello stato himalayano dell’Assam. A quel punto occorreva un boia che eseguisse l’esecuzione per impiccagione. Ma nessuno ha risposto. Almeno non subito.
Il gruppo di boia conosciuti del Paese sono o morti, o in pensione, o scomparsi. Situazione non sorprendente data l’ambivalenza del sistema giudiziario indiano riguardo alla pena di morte, introdotta dai colonialisti britannici. Ma dopo l’indipendenza, decenni di discussioni di carattere legale hanno fatto della pena di morte una procedura che più rara non si può. Di qui la scomparsa dei boia. Ma ora nell’Assam ce ne vuole uno, e per trovarlo funzionari locali hanno pubblicato su giornali e riviste offerte di assunzione.
Niente da fare, nemmeno con annunci pubblicati negli stati del Bengala occidentale e dell’Uttar Pradesh. Nel Bengala occidentale un boia c’era, Nata Mullick, che ha compiuto l’ultima esecuzione quando aveva 87 anni. Ma è morto due anni fa, così i funzionari dell’Assam hanno nuovamente provato nell’Uttar Pradesh, dove sono stati più fortunati. Nella città di Meerut abita una famiglia di boia, uno di essi, Kalu Kumar, famoso in tutta l’India per aver impiccato nel 1989 uno dei due assassini dell’ex-primo ministro Indira Gandhi. E’ morto anni fa, ma il suo posto è stato preso dal figlio, Mammu Singh, che si vanta di aver eseguito 11 sentenze di morte.
Singh sarebbe andato benissimo per l’esecuzione nell’Assam, ma è morto il 19 maggio scorso. I funzionari si sono allora rivolti all’altro boia dello stato, nella città di Lucknow, ma avendo questi un braccio rotto non ha potuto accettare il lavoro. Sembrava che la ricerca fosse terminata quando si è fatto avanti il figlio maggiore di Mammu Singh, Pawan Kumar, che ha avviato col governo le pratiche necessarie per diventare boia. Kumar, che fa il venditore ambulante, ha pensato che lo stipendio di 75 dollari mensili gli avrebbe fatto comodo. Gli è stato assicurato l’iter burocratico sarebbe stato celere, data la situazione in Assam.
Kumar ha cominciato ad aspettare, ma non l’avvocato difensore del condannato in Assam. Nonostante che il presidente avesse rifiutato la grazia, ha presentato in tribunale una mozione d’emergenza per la sospensione della pena. Ma i procedimenti giudiziari in India possono trascinarsi per anni o perfino decenni. Così, almeno per ora, l’India dopotutto di un boia non ha bisogno.
