India: contadini disperati vendono la moglie per sopravvivere alla fame

I contadini della regione del Bundelkhand, nello Stato dell’Uttar Pradesh, vendono mogli e figlie agli strozzini per sopravvivere alla carestia. Il fenomeno sembra sia diffuso a tal punto che le autorità del governo locale hanno annunciato un’indagine e la National Commission for Women ha inviato un suo team per fare chiarezza sulla situazione.

Il lungo periodo di siccità che ha colpito quasi metà del Paese ha messo in ginocchio le produzione agricola; diversi Stati registrano l’esodo di interi villaggi; molti i casi di contadini che si sono suicidati. Mai prima d’ora le cronache avevano parlato della vendita di persone per ripianare debiti o, nelle migliori ipotesi, sottrarre alla fame i familiari.

Le vittime di questo commercio affermano che dalla compravendita di mogli e figlie i contadini possono guadagnare da un minimo di quattromila rupie (poco più di 56 euro), ad un massimo di dodicimila (circa 170 euro).

Più bella è la donna, più il prezzo sale e ad ufficializzare la vendita viene siglato anche un contratto di matrimonio, il “Vivaha Anubandh”.

La vicenda ha già scatenato polemiche tra i partiti dell’Uttar Pradesh. Sul banco degli imputati è finito il Bahujan Samaj Party (BSP), il partito della governatrice dello Stato, Kumari Mayawati, conosciuta anche come la “regina dei Dalit” per le sue origini dalla casta degli intoccabili.

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