ROMA – La Difesa ha avviato un'inchiesta interna per fare luce sull'incidente avvenuto l'altro giorno al largo delle coste indiane, dove – secondo quanto sostengono le autorita' locali – i maro' del Reggimento San Marco imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie avrebbero ucciso due pescatori inermi, scambiati per pirati. Sull'episodio anche la magistratura italiana, in particolare la procura di Roma, sta acquisendo notizie.
La polizia indiana di Kochi (sud del paese) non ha ancora formalizzato nessuna accusa nei confronti dell'equipaggio della petroliera italiana 'Enrica Lexie' dopo l'incidente di mercoledi' nel Mar Arabico in cui sono morti due pescatori.
La nave, con a bordo undici italiani, fra cui sei militari della Marina e il comandante, e 18 indiani, e' entrata nel porto di Kochi dove la polizia dello Stato del Kerala ha assunto le responsabilita' delle indagini dopo aver ricevuto dalla Guardia costiera indiana le informazioni sull'accaduto.
Da ieri pomeriggio a bordo si trova il console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo, che rappresenta lo 'scudo diplomatico' per gli italiani coinvolti e che stamani ha incontrato, fra gli altri, il commissario capo della polizia di Kochi, Ajay Kumar, con cui ha esaminato l'intera vicenda ed i possibili sbocchi. Nell'azione di tutela dei connazionali Cutillo opera con l'addetto navale dell'ambasciata italiana in India, il contrammiraglio Franco Favre.
L'ANSA ha appreso che la polizia non ha per il momento formalizzato alcuna accusa contro l'equipaggio rimasto a bordo e che l'obiettivo delle autorita' italiane e' che esso venga fatto scendere a terra. Per ora, inoltre, non vi sono stati veri e propri interrogatori, ma solo contatti mediati dal console generale.
Le possibili procedure giudiziarie si presentano complesse, per la presenza anche del gruppo di militari della Marina che sono sottoposti ad una giurisdizione differente da quella dei civili.
Resta infine controversa la questione del punto in cui e' avvenuto l'incidente: quando cioè la sicurezza della 'Enrica Lexia' ha dovuto far fronte a una presunta imbarcazione di pirati. L'Italia sostiene fin dal primo momento che erano acque internazionali, mentre fonti indiane affermano invece che la petroliera navigava in acque territoriali indiane.