INDIA, MUMBAI – Con una sentenza definita “esemplare”, un tribunale di Mumbai ha condannato a morte tre uomini per aver stuprato a turno una fotoreporter di 23 anni che stava realizzando un servizio su edifici industriali dismessi della megalopoli indiana.
I tre fanno parte di un ‘branco’ di giovani che poco meno di un mese prima avevano violentato un’altra ragazza sorpresa nella stessa zona. E proprio per questo, per loro, è scattato l’articolo 376-E del Codice penale, modificato un anno fa dopo lo stupro mortale di una studentessa che era salita su un autobus di New Delhi dopo una serata al cinema con il fidanzato. La disposizione prevede come massima pena l’impiccagione per coloro che hanno gi� condanne per aggressioni sessuali.
E’ la prima volta che i giudici indiani applicano questo nuova draconiana legge per gli stupratori recidivi entrata in vigore sull’onda delle proteste per ‘Nirbhaya’ (‘colei che non ha paura’, in sanscrito) come era stata soprannominata dai media la ragazza morta in un ospedale di Singapore nove giorni dopo la terribile aggressione. Lo stupro di Mumbai era avvenuto nell’agosto del 2013 nell’ex cotonificio Shakti Mills, nel sud di Mumbai, dove la giornalista si era recata al tramonto insieme a un collega per scattare foto per un settimanale. E’ stata fermata da un gruppo di uomini che prima hanno immobilizzato e picchiato il compagno, poi l’hanno portata in un casolare dove è avvenuta la violenza sessuale.
Gli investigatori sono riusciti a identificare quattro assalitori e ad arrestarli. E’ poi emerso che tre di loro, Vijay Jadhav di 19 anni, Quasim Bengali (21) e Mohammad Salim Ansari (28), facevano parte di un “branco” che aveva violentato una ragazza di 18 anni un mese prima sempre nella stessa zona. Per questo crimine, alla fine di marzo, erano stati condannati all’ergastolo dal medesimo tribunale. Commentando la sentenza odierna, il giudice Shalini Phansalkar Joshi ha detto che l’articolo 376-E “non punisce soltanto i recidivi, ma intende mandare un forte segnale a questi soggetti della società .
La legge intende chiaramente eliminare queste ”tendenze”. Entrambi i processi sono stati celebrati per direttissima da un tribunale speciale, una vera eccezione per la giustizia ‘lumaca’ indiana. Questa celerità era una delle domande più pressanti dei gruppi femministi che dopo Nirbhaya avevano organizzato massicce proteste contro il governo costringendolo a introdurre nuove leggi più severe per proteggere le donne. Anche i quattro stupratori della studentessa di New Delhi sono stati condannati al patibolo lo scorso settembre, a soli nove mesi dall’agghiacciante delitto. Il quinto, minorenne all’epoca del fatto, dovrà invece scontare tre anni di riformatorio. L’Alta Corte di New Delhi aveva respinto l’appello di secondo grado e confermato le condanne a morte.
