ROMA – Haleh Sahabi era uscita dal carcere per andare al funerale di suo padre, a Teheran. Un fascio di fiori e una foto del noto veterano dissidente Ezzatollah fra le mani per ricordarlo, in corteo: dalla solenne commemorazione la donna non è uscita viva pero'.
Ed è come sempre controversa la ricostruzione di quello che è accaduto. La famiglia punta il dito contro la polizia, che avrebbe ostacolato il corteo arrivando, secondo alcuni, ad aggredire Haleh fisicamente. Mentre il regime, e la stampa locale ufficiale, negano.
Lo zio ha raccontato che la donna e' morta in uno scontro con le forze dell'ordine, che volevano impedire alla processione di proseguire il suo percorso. C'e' chi – sul sito di opposizione Sahamnews – ha riferito che gli agenti avrebbero colpito la donna allo stomaco, prendendola a pugni. Altri – come l'agenzia di stampa semiufficiale Fars – dicono invece che Haleh, a sua volta dissidente, 54 anni, sia stata vittima di un infarto, smentendo la circostanza degli scontri. E' netta pero' la testimonianza del figlio: ''Quando abbiamo portato il feretro di mio nonno fuori per la celebrazione funebre, gli ufficiali hanno tentato di interrompere la celebrazione, il che ha molto agitato il clima'', ha raccontato Yahya Shamekhi, secondo quanto riporta la BBC. ''Alla fine hanno afferrato con la forza il corpo – ha concluso – e lo hanno portato via. E' stato a quel punto che mia madre e' caduta a terra in stato di incoscienza. Il dottore ci ha detto che e' morta per un attacco di cuore''.
Il capo delle forze di sicurezza di Teheran But Alireza Janeh ha negato che vi siano stati scontri, dichiarando alla agenzia di stampa Isna che Haleh e' morta per i suoi problemi cardiaci: non avrebbe retto allo ''stress e al caldo''. La presenza massiccia della gente al corteo funebre di un famoso dissidente, ha probabilmente irritato il governo: e secondo alcune fonti i familiari erano stati costretti ad anticipare all'improvviso di un'ora il funerale, proprio per diminuirne l'impatto. Almeno 2000 persone erano presenti per salutare Ezatollah Sahabi, oggi, nella zona di Lavasan, nonostante un pesante dispiegamento di forze dell'ordine nell'area.
Morto a 81 anni per un ictus, era stato membro del governo a interim instaurato dopo la rivoluzione islamica del 1979 Sua figlia faceva invece parte dell'associazione ''Madri per la pace'', e aveva partecipato alle manifestazioni di protesta, nel 2009, in occasione della rielezione di Ahmadinejad. Questa militanza le costo' una condanna a due anni di prigione, che stava ancora scontando. E' stata colpita da agenti in borghese, denunciano la Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) e la lega iraniana per la difesa dei diritti umani (LDDHI).
''Gli agenti della sicurezza iraniana hanno attaccato il pacifico corteo funebre di un patriota veterano – dicono in un comunicato congiunto le due associazioni – leader politico che ha speso piu' di 16 anni della sua vita nelle galere imposte da due regimi consecutivi''.
''Le autorita' non conoscono limiti quando si tratta di abbarbicarsi al loro potere e negare i diritti della gente. Noi riteniamo che – conclude chi non ha dubbi su quanto accaduto oggi – i responsabili di attacchi cosi' brutali stiano agendo con la garanzia della impunità e nell'assenza di una autorita' giudiziaria competente e indipendente''.
