ROMA – “Ci sono stati momenti molto delicati. Arrivando qui sapevamo che l’ultimo miglio sarebbe stato quello più difficile. Dovevamo sciogliere senza ambiguità tutti i nodi politici e questo è stato fatto. A volte abbiamo corso il rischio di una rottura, perchè c’era in tutti la consapevolezza che avevamo bisogno di accordi veri e non era affatto scontato raggiungerli. Ora possiamo lavorare sul testo finale, che a questo punto non ho dubbi possa essere completato entro la fine di giugno”.
Lo ha detto al Corriere della Sera Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri. Sul significato politico del negoziato con l’Iran, Mogherini sottolinea come ci sia stata “la costruzione della fiducia”.
“Noi – spiega – abbiamo negoziato per 8 giorni e 8 notti con intorno al tavolo due Paesi, Iran e Stati Uniti, che non si sono parlati per 35 anni e che a Losanna hanno passato una infinita quantità di tempo a trattare, a spiegarsi, a cercare di capirsi”.
“Ma ci sono altri due punti politici importanti, aggiunge, ”l’inizio dell’apertura dell’Iran, in primis in termini di relazioni commerciali, che poi significa la sua apertura al mondo, e l’inizio della costruzione di un nuovo quadro regionale, che può essere decisivo nella gestione delle crisi, dalla Siria, allo Yemen, all’Afghanistan”.
“Da italiana – rileva quindi Mogherini – il mio compito era facilitato dall’apprezzamento che gli iraniani hanno per il nostro Paese e la sua apertura al dialogo: amano dire che anche noi, come loro, abbiamo alle spalle una grande civiltà”. In un colloquio con Repubblica, Mogherini sottolinea inoltre come l’intesa rappresenti “una sconfitta per i falchi di entrambe le parti: molti scommettevano sul nostro fallimento”.