TEHERAN, 17 SET – Dopo le battaglie estive con le pistole ad acqua nel parco, represse con numerosi arresti dalla polizia, i giovani di Teheran ci hanno riprovato con i palloncini da lanciare in cielo con l'aria calda delle candele, ma hanno ottenuto lo stesso risultato.
E' accaduto ieri sera sul ''tetto di Teheran'' a Velenjak, uno dei posti piu' panoramici per avere dall'alto, alle pendici della montagna che sovrasta la capitale, un'ampia visione della citta'.
A riferirne alcuni siti dell'opposizione, che parlano di alcune decine di arresti. Anche stavolta i giovani si erano dati appuntamento su Facebook, per l'ora del tramonto, in uno dei luoghi piu' popolari per socializzare o cominciare un'escursione in montagna o fare amicizia nei locali. Ma ad attenderli hanno trovato la polizia, che aveva chiuso l'accesso e ha loro proibito di far volare i palloncini che avevano con se'.
Solo un paio si sono visti in cielo, gli altri sono stati requisiti. Chi ha resistito, riferiscono sempre gli stessi siti, e' stato malmenato e arrestato. Piu' tardi alcuni ragazzi hanno cercato di fare lo stesso gioco lungo le strade di Velenjak, uno dei quartieri piu' ricchi della capitale, ma anche fra loro vi sono stati arresti. Incerto il numero dei giovani portati via in due furgoni, e nulla si sa ancora della loro sorte. Non e' chiaro, sempre in base alle stesse fonti, cosa sia stato loro contestato.
Nell'ultimo episodio con le pistole ad acqua, all'inizio di settembre nel parco 'Acqua e fuoco' della capitale, il responsabile operativo della polizia di Teheran, Ahmad Reza Radan, aveva detto che ''Dietro a questa questione vi sono altri obiettivi''. ''I giovani dovrebbero sapere – aveva ammonito – che questi inviti sono per compiere azioni non buone ma cattive, ed e' importante che tutti agiscano nei limiti della legge''.
Il procuratore di Teheran Gholamhossein Mohseni Ejeie, citato dall'agenzia Isna, aveva detto da parte sua che non si trattava di un semplice gioco con l'acqua, ''ma di una campagna orchestrata dall'estero''. Facebook era stato usato dai protagonisti delle proteste del 2009 contro i risultati ufficiali delle presidenziali.
