TEHERAN – Trecento persone condannate a morte per traffico o spaccio di stupefacenti attendono di essere impiccate in Iran, dove dall'inizio dell'anno si e' gia' registrato un forte aumento delle esecuzioni capitali. Lo ha detto il procuratore generale di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi, in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano Sharq. L'alto magistrato ha ricordato che in base alla legge vigente in Iran, il possesso di almeno 30 grammi di eroina porta normalmente alla pena capitale. Attraverso la Repubblica islamica, secondo dati dell'Onu, passa quasi tutta l'eroina consumata in Europa, che proviene dal Pakistan e l'Afghanistan. Quest'ultimo Paese detiene il 95 per cento della produzione mondiale di oppio, da cui viene ricavata l'eroina. L'Iran e' il secondo Paese al mondo per numero di esecuzioni capitali dopo la Cina, ma con una popolazione di quasi 20 volte inferiore. Solo dall'inizio di maggio gli organi d'informazione iraniani hanno dato notizia di 41 impiccagioni, di cui 9 in pubblico. Secondo le stesse fonti dall'inizio del 2011 le esecuzioni capitali in Iran sono state almeno 145, in forte aumento dunque rispetto all'anno scorso, quando, sempre secondo notizie pubblicate dalla stampa iraniana, le persone messe a morte erano state 179 nell'arco di tutti i 12 mesi. Ma Amnesty International ha parlato di ''almeno 252 esecuzioni'' nel 2010 e Human Rights Watch di 388. In Iran la pena di morte e' prevista per una vasta gamma di reati, tra i quali l'omicidio, la rapina a mano armata, la violenza sessuale, il traffico di stupefacenti, lo spionaggio e l'adulterio. La Repubblica islamica continua comunque a respingere le critiche delle organizzazioni per i diritti umani e di governi occidentali sull'utilizzo della pena di morte. Ancora ieri Mojtaba Maleki, il procuratore di Kermanshah, nell'ovest del Paese, parlando in occasione dell'impiccagione in pubblico di due uomini condannati per violenza sessuale su bambini, ha affermato che i giudici iraniani ''non possono ignorare le leggi del Paese''. Quanto agli occidentali, ha aggiunto Maleki, essi ''affermano falsamente di difendere i diritti umani, ma le loro mani sono sporche del sangue di milioni di persone'' uccise nelle guerre che quei Paesi hanno scatenato.
