Per il momento è di 38 morti e 100 feriti il bilancio di una serie di attacchi sferrati questa mattina, domenica, a Bagdad, subito dopo l’apertura dei seggi per eleggere il secondo Parlamento del dopo-Saddam, a quanto riferiscono le agenzie di stampa.
Sulla capitale irachena sono piovuti 50 colpi di mortaio. L’attentato più grave è avvenuto in un palazzo residenziale, raso al suolo da una carica di dinamite.
Tre granate sono state sparate contro la Zona Verde di Baghdad, sede di edifici governativi e delle ambasciate americana e britannica. Una quarta granata è caduta nel quartiere Arasat, nel centro della capitale irachena.
Altre quattro persone sono morte e otto sono rimaste ferite per l’attacco dinamitardo contro un altro edificio di Baghdad. Attacchi sono stati segnalati in molte città irachene, per lo piuù contro i seggi elettorali.
Eccezionali misure di sicurezza erano state prese dal Governo per impedire attentati da parte di al Qaeda, ma non è bastato. Dopo di che, in apparente contraddizione, responsabili della sicurezza irachena hanno riferito di aver tolto le restrizioni alla circolazione delle auto a Baghdad che erano state decretate proprioi per proteggere i seggi elettorali da attentati. Un portavoce non ha fornito spiegazioni per la decisione, limitandosi a precisare che resta invece in vigore il blocco per autobus e camion. Quasi 19 milioni di iracheni sono chiamati a esprimere il loro voto in 18 province per eleggere 325 deputati del Parlamento. I seggi si chiuderanno alle 17 ora locale (le 15 in Italia).
Il premier iracheno uscente, Nuri al Maliki, che guida una delle due coalizioni sciite che hanno molte probabilità di vincere, commentando gli attentati, ha detto che essi “non indeboliranno il morale degli iracheni” e “non influenzeranno le operazioni di voto. Le violazioni alla sicurezza non indeboliranno il morale degli iracheni, che oggi hanno accolto la sfida della democrazia e si stanno recando, decisi, a esprimere il loro voto. Le operazioni di voto continueranno senza alcuna variazione e i terroristi non ci intimidiscono”.Intanto, mentre tra le bombe continuano le operazioni di voto, il leader radicale sciita iracheno Moqtada Sadr ha tenuto una rara conferenza stampa a Teheran per invitare gli iracheni a votare per spianare la strada alla fine dell'”occupazione” americana.
Sadr era stato un protagonista del fronte degli insorti contro le truppe americane, dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. ma si è da mesi ritirato dalla scena politica per dedicarsi a studi religiosi nel vicino Iran. Il suo “esercito del Mehdì”, protagonista di una lotta senza quartiere contro gli americani, dopo aver deposto le armi partecipa alle elezioni all’interno della coalizione sciita e dovrebbe svolgere un ruolo importante nel prossimo parlamento, se non nel governo. Gode di grande seguito nei quartieri più poveri delle aree urbane, come Sadr City a Baghdad.
Ha detto Moqtada Sadr: “Anche se svolgere le elezioni sotto l’ombra dell’occupazione non ha legittimità, chiedo al popolo iracheno di partecipare alle elezioni come atto di resistenza politica in modo da preparare il terreno alla partenza degli occupanti”.
