
Raffica di annullamenti nelle elezioni parlamentari irachene del 7 marzo. In cinquantadue avevano festeggiato l’elezione al parlamento iracheno, ma non potranno sedere sui seggi dei deputati: la commissione giudiziaria ha invalidato la loro nomina . Lo hanno riferito oggi alcuni esponenti politici e l’esito della verifica potrebbe annullare l’esile vantaggio elettorale di un’alleanza sostenuta dai sunniti. Attualmente non è chiaro quanti siano i candidati, la cui candidatura era esclusa per l’accusa di essere stati legati al partito Baath di Saddam Hussein, che abbiano conquistato un seggio alle elezioni del 7 marzo scorso.
Se il risultato elettorale dovesse cambiare, la decisione potrebbe provocare la rabbia dei sunniti, proprio ora che la violenza interconfessionale seguita all’invasione a guida americana del 2003 è in netta diminuzione. La decisione è stata confermata da Alì al-Lami, un importante membro della commissione che intende impedire la presentazione di candidati legati in passato al Baath; Tariq Harp, un avvocato della coalizione Stato della Legge che fa capo al premier Nuri al-Maliki, e da Mustafa al-Hiti, un dirigente dell’alleanza Iraqiya, uscita vincitrice dalle elezioni e fortemente sostenuta dai sunniti.
