NEW YORK, 27 AGO – Fifth Avenue deserta, i pochi supermercati aperti presi d'assalto e tariffe fisse per i taxi, unico mezzo di circolazione ancora agibile dopo lo stop a metropolitane e bus. New York scende in trincea.
Irene si annuncia verso metà mattina, quando inizia a piovere sulla città semideserta. C'è chi vorrebbe scongiurare la paura con lo shopping, ma la maggior parte dei grandi magazzini rimane chiusa. Circa mille persone fin dalle 9 del mattino sono in coda davanti a Macy's, uno dei templi dello shopping newyorkese: ma i responsabili non danno alcuna indicazione ai clienti sull'eventuale apertura.
''Non c'è abbastanza personale, sono rimasti tutti a casa per via dell'uragano'', racconta all'ANSA uno dei commessi. Qualcuno si arrabbia. ''Siamo qui in vacanza per il mio compleanno. Dopo il terremoto ora è in arrivo l'uragano. E' decisamente un festeggiamento particolare'', spiega Vincenzo Stanzione, spagnolo di origini italiane.
''Volevamo fare un po' di shopping per allentare la tensione prima di chiuderci nel nostro hotel a Times Square, ma a questo punto torneremo in camera'', aggiunge la moglie Yolanda, che aggiunge: ''Abbiamo fatto scorta di acqua e cibi secchi. Siamo spaventati ma sappiamo che la zona non è tra quelle a rischio. Speriamo vada tutto bene''.
C'è chi invece non appare affatto preoccupato, come Helen, 28 anni, del Bronx. La ragazza è più che altro indispettita perché se il grande magazzino non apre non riuscirà a comprare il regalo di compleanno per la sorella. ''Ho fatto la spesa, e stasera ovviamente starò in casa, ma non credo succederà nulla – racconta – Forse le misure di sicurezza sono eccessive, ma dopo il disastro causato dalla tempesta di neve di quest'inverno è comprensibile''.
A mezzogiorno arriva lo stop ai mezzi pubblici. I tassisti rinunciano al tassametro applicando tariffe fisse – e piuttosto salate – per favorire la circolazione. ''Sono dieci dollari per muoversi all'interno della stessa 'zona' della città, 15 per andare verso sud o a Brooklyn'', racconta Li Run. ''Sono a New York da vent'anni ma non ho mai visto nulla del genere, eccetto che per l'11 settembre''.
Sulla Fifth Avenue l'atmosfera è spettrale. Nonostante sia sabato, giornata per eccellenza dello shopping, tutti i negozi sono chiusi. Dalle grandi catene Gap, Banana Republic e Abercrombie & Fitch alle maison del lusso come Chanel, Tiffany o Louis Vuitton, le serrande sono abbassate e i marciapiedi deserti.
Chiusa anche la maggior parte dei supermercati, e i pochi aperti sono presi d'assalto. Davanti a Eataly, il maxi-store sulla Quinta Strada, sono oltre 200 le persone in attesa di entrare. ''Sono in coda già da un'ora'', dice Gaelle, una ragazza di origini francesi: ''Non sono terrorizzata, ma vorrei comunque arrivare a casa in fretta''. ''Siamo aperti perché siamo italiani'', spiega all'ANSA Nicola Farinetti, figlio del patron di Eataly, Oscar.
''Abbiamo fatto una riunione ieri e abbiamo deciso di provare: non c'è nessuno al lavoro oggi che abita nelle zone a rischio. Tutti vivono a pochi blocchi da qui''. Il tempio dell'alimentare italiano è aperto fino alle 18 ora locale, a ranghi ridotti: funziona il supermercato, il ristorante che fa pasta e pizza e il bar che ha lanciato il menù ''uragano Irene'' a base di crudo di pesce.
C'e' una lunga coda anche davanti all'Hunter College, uno dei centri d'accoglienza per senzatetto ed evacuati. La gente in attesa è spaventata e nervosa. ''Vivo a Brooklyn e ho molta paura'', spiega Damien Dominique, in fila per la registrazione insieme a centinaia di persone.
''Io invece sarei rimasta a casa mia, ma mi hanno obbligata ad evacuare'', racconta Monique, una signora che abita proprio di fronte al mare ed è insieme ai due figli. Per chi ha avuto la fortuna di potersi rifugiare a casa propria, è iniziato il conto alla rovescia per quello che molti chiamano ''il giorno del giudizio newyorkese''.
