TEL AVIV, 9 OTT – Sale di giorno in giorno in Israele la febbre dell'intolleranza religiosa. Le provocazioni ordite da estremisti ebrei sono state subito condannate dai dirigenti politici e religiosi del Paese, ma i servizi di sicurezza e la polizia sembrano a corto di idee su come identificarne i responsabili.
Intanto la minoranza araba esprime sdegno e accusa il governo di Benyamin Netanyahu di aver creato negli ultimi anni un clima di confronto che, almeno indirettamente, incoraggerebbe le forze eversive ebraiche, nei Territori ed ormai anche nel territorio stesso di Israele.
In ordine di tempo, l'ultimo episodio della sempre piu' lunga catena di attacchi e di ritorsioni e' stato costituito dalla profanazione a Jaffa (Tel Aviv) di due cimiteri: uno islamico, l'altro cristiano ortodosso. Diverse tombe sono state imbarattate con scritte come 'Morte agli arabi' e 'Morte ai russi'.
Su una tomba gli investigatori hanno pero' trovato anche una scritta che si riferiva al circolo dell 'Scimmie verdi' del club calcistico del Maccabi Haifa. Da qui la sensazione che i vandalismi nei cimiteri – scoperti sabato nel giorno del digiuno ebraico del Kippur, ma probabilmente avvenuti giorni prima – siano opera di teppisti che semplicemte 'orecchiano' slogan coniati dalla destra eversiva ebraica.
Ma la situazione allarma egualmente la stampa, che mette in guardia dalla esistenza di un 'terrorismo ebraico' a cui viene attribuita la responsabilita' dell'incendio che la settimana scorsa ha devastato la moschea nel villaggio beduino di Tuba-Zangaria (Galilea). In reazione a Nablus (Cisgiordania) svastiche sono state tracciate sulla Tomba di Giuseppe, un santuario frequentato da timorati ebrei. A Jaffa, intanto, in reazione alla profanazione dei cimiteri, e' stata lanciata una bottiglia incendiaria contro una sinagoga.
Tensione a fior di pelle e' segnalata intanto anche in Cisgiordania dove gli agricoltori palestinesi sono impegnati nella raccolta delle olive: cosa che spesso li costringe ad avvicinarsi ai recinti degli insediamenti ebraici. Frizioni sono avvenute oggi, in questo contesto, nella zona compresa fra Awarta (Nablus) e la colonia di Itamar: il posto dove mesi fa una famiglia fu sterminata nel sonno da due assassini giunti dal vicino villaggio palestinese. L'esercito e' stato costretto a dislocarsi sul terreno per impedire scontri. In Israele la polizia ha intanto rafforzato le misure di sicurezza alle moschee. Ma e' evidente che polizia ed esercito non possono essere presenti ovunque e costantemente. Secondo il rabbino capo di Tel Aviv, Meir Israel Lau – che e' rimasto indignato dalla dissacrazione dei cimiteri di Jaffa – e' giunto il momento di verificare in maniera capillare e sistematica il tono delle prediche nelle sinagoghe e nelle moschee, in Israele e nei Territori. Occorre a suo parere tracciare un affresco della sobillazione religiosa, mettere a tacere le voci che incitano all'odio. ''Le sinagoghe di Tel Aviv – ha anticipato – sono aperte a queste ispezioni, fin da oggi''.
