TEL AVIV – Consenso in ascesa, in patria, per il premier israeliano, Benyamin Netanyahu (Likud, destra), all'indomani dal rientro dalla visita negli Usa segnata da qualche apertura verbale e molti ''no'' sul tema del rilancio dei negoziati con i palestinesi, caro al presidente Barack Obama. Lo rivela un sondaggio realizzato dall'istituto Dialog e pubblicato oggi dal giornale Haaretz, secondo il quale la popolarita' complessiva di Netanyahu – precipitata al 38% negli ultimi mesi – appare riemergere attorno al 50%, almeno nelle reazioni a caldo, dopo il discorso tenuto due giorni fa dinanzi al Congresso di Washington. Il 47% degli intervistati ha giudicato positivamente quell' intervento, contro un 10% di opinioni nettamente negative. Mentre il tasso d'approvazione complessiva dell'operato del premier e' risalito d'un colpo al 51%, guadagnando 13 punti. Numeri che confermano come la pancia del Paese, quando il discorso si concentra sugli aspetti difensivi della sicurezza nazionale, sia oggi sensibile agli argomenti della destra. Nello stesso tempo, solo un 20% si e' sentito di giudicare ostili a Israele le posizioni di Barack Obama: apparse su alcune questioni nodali – come il richiamo ai confini del 1967 quale base di un negoziato con i palestinesi – in contrasto con quelle di Netanyahu. Mentre non piu' del 27% ha detto di ritenere che la visita del primo ministro rinsaldera' l'alleanza Usa-Israele. Un altro sondaggio, reso noto ieri, aveva del resto indicato una diffusa convinzione fra gli israeliani che Netanyahu, almeno su qualche punto, avrebbe potuto assecondare di piu' la strategia diplomatica di Obama. Liquidato dai palestinesi come un rifiuto del processo di pace, l'atteggiamento manifestato nei giorni scorsi dal premier israeliano negli Stati Uniti e' stato criticato come rigido e immobilista anche in casa dall'opposizione centrista di Kadima. Mentre il movimento dei coloni – per bocca del suo numero uno, Danny Dayan – ha contestato la disponibilita' manifestata al Congresso sulla potenziale rinuncia futura a qualche imprecisato insediamento ebraico della Cisgiordania, ma ha espresso per il resto ''una sostanziale comunanza di vedute''. Commenti e analisi di segno diverso sono apparsi infine sui media israeliani, fra pesanti attacchi e opinioni piu' favorevoli: ma sullo sfondo d'un pessimismo comunque generale sul destino dei negoziati di pace, per il cui stallo alcuni attribuiscono la responsabilita' prevalente alla mancata svolta di Netanyahu e altri esclusivamente ai palestinesi.