Kansas, parla l’assassino del medico abortista: “Dovevo salvare quei bimbi”

George Tiller, ucciso in chiesa da un fanatico

Un uomo accusato di aver ucciso in Kansas un medico che dirigeva una clinica per abortire ha testimoniato giovedì in tribunale di essere stato spinto ad agire dalla convinzione che «l’aborto è un omicidio». Scott Roeder ha ammesso di avere ucciso il dott. George Tiller nel maggio scorso in una chiesa del Kansas perché sentiva «il bisogno di fare qualcosa per quei bimbi che venivano uccisi ogni giorno».

Il medico ucciso era tra i pochi negli Usa ad effettuare anche aborti in stati di gravidanza molto avanzati. L’imputato, accusato di omicidio di primo grado, ha detto di “non avere rimorsi” per la sua azione ed ha aggiunto di “avere provato sollievo” dopo avere saputo che la clinica per gli aborti era stata chiusa dopo la morte del medico. Roeder ha testimoniato di avere pensato altre azioni, come tagliare le mani del medico abortista con una spada, ma di avere infine realizzato che l’unica soluzione garantita per interrompere la sua attività era l’omicidio. Poiché il medico usava molte precauzioni Roder ha detto di avere concluso che il luogo migliore per l’omicidio era la Chiesa.

L’imputato ha detto di avere fatto quattro o cinque prove generali prima di entrare in azione il 31 maggio scorso. «Ho agito solo per proteggere la vita dei bambini», ha ribadito l’accusato. In aula durante la testimonianza c’era anche la moglie del medico, che è scoppiata a piangere più volte. La tesi delle difesa di Roeder è che l’omicidio è stato commesso perché l’imputato sentiva che «era l’unico modo per salvare la vita dei bimbi non nati».

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