
ROMA – Lei è Lea T., supermodella brasiliana transgender. E’ figlia dell’ex calciatore Toninho Cerezo e sarà la prima testimonial trans per una nuova linea di tinture per capelli della Redken, marchio appartenente al gruppo L’Oreal. Per la prima volta una modella trans presta il volto ad una casa di cosmetici. Secondo gli esperti: “I marchi che cavalcano il cambiamento vincono, perché sdoganano i tabù”.
Già modella per Givenchy, attiva nelle campagne anti-bullismo, Lea è all’apice del successo. E’ già apparsa nuda sulla copertina di Vogue Francia e su quella di Love, mentre baciava sulla bocca Kate Moss. Ora i suoi scatti firmati Matt Irwin, celebre fotografo di moda, riempiranno le pagine dei giornali e delle campagne digitali a partire da gennaio.
In un comunicato diffuso dal suo staff, la modella ha detto:
“Siamo tutte persone con la propria personalità, la nostra bellezza, la nostra vita. Mi piace lavorare con Redken perché apprezzano tutti i tipi di bellezza. Credono nella individualità della persona, e credo che sia veramente importante”.
Per Bruno Maria Mazzara, professore ordinario psicologia dei consumi alla Sapienza di Roma, intervistato dall’Ansa, sarà un successo:
“La scelta di una modella trangender riflette il cambiamento culturale in corso. La pubblicità punta a smuovere le acque per far parlare più gente possibile ma non crea nulla dal nulla, contribuisce però a strutturare l’immaginario delle persone e i risultati li vedremo nel tempo”. “Fino a pochi anni fa la cosiddetta ‘normalità della sessualità’ era la regola alla base della struttura familiare e non si discuteva – precisa Mazzara – Ora i generi si mescolano, si reclamano più diritti nonostante ci ciano ancora forme di discriminazione. I marchi che cavalcano il cambiamento vincono perché sdoganano i tabù, contribuendo a rendere più dignitosa la condizione umana. I prodotti così hanno un connotato ideologico in più che i consumatori apprezzano”.
Più scettico Gianmarco Chieregato, noto fotografo ritrattista di personaggi famosi:
“Lei è bellissima, la sua immagine è femminile, le donne possono identificarsi. Questo conta. Non credo però che trasmetterà grandi insegnamenti alla società, credo piuttosto che non lascerà traccia né aiuterà a risolvere i pregiudizi che sono ancora fortissimi. Siamo di fronte ad una buona operazione pubblicitaria, funzionale al mercato”.
