ROMA – I ribelli di Bengasi e i lealisti di Tripoli continuano a contendersi palmo dopo palmo il terreno mentre la prospettiva di una soluzione politica che metta fine al conflitto resta nebulosa a due giorni dalla riunione del Gruppo di Contatto sulla Libia che si terra' a Istanbul venerdi'.
Il tutto mentre si rincorrono notizie e smentite su presunte violazioni dei diritti umani da parte degli insorti, prima fra tutte la denuncia da parte delle autorita' libiche del rapimento di 105 orfani da un istituto di Misurata. Il procuratore generale di Tripoli, Mohammed Fekri Mahjoubi, ha intanto affermato che oltre mille civili sono rimasti uccisi, e circa 4.500 feriti, nei raid della Nato in tutto il Paese, aggiungendo di aver denunciato davanti a tribunali libici il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, per ''crimini di guerra''.
Oggi, al centro di violenti combattimenti c'e' stata la citta' di Goualich, snodo cruciale situato 50 km a sud ovest della capitale libica, conquistata dai rivoltosi nei giorni scorsi, ripresa dalle forze di Gheddafi in mattinata e in serata caduta di nuovo nelle mani di ribelli. In serata, gli insorti bombardavano Al Assaba, dove si sono attestate le truppe di Gheddafi dopo il fallimento della controffensiva verso Goualich. Nel pomeriggio, i governativi si stavano dirigendo verso la cittadina di Kekla, enclave ribelle sulle montagne di Nefoussa.
I combattenti anti Gheddafi hanno anche annunciato questa mattina la creazione di un comando militare unificato che ''comprende tutte le forze rivoluzionarie presenti sulla linea del fronte''. La definizione e' di uno dei comandanti dei rivoltosi, Fauzi Bokatif, secondo il quale ''gli ex soldati dell'esercito nazionale e l'Unione delle forze rivoluzionarie sono poste sotto il comando del ministro della Difesa'' Jalal al Digheily.
Sulle violazioni dei diritti umani da parte degli insorti interviene Human Rights Watch, secondo cui si sono resi responsabili di incendi, saccheggi e abusi sulle popolazioni civili. Il ministro degli Affari sociali di Tripoli, Ibrahim Sharif, da parte sua, ha dato notizia dell'apertura di un'inchiesta sulla sparizione da un orfanotrofio di Misurata di 52 bambini e 53 bambine, tutti identificati, che si troverebbero – secondo testimoni citati dal regime – a bordo di una nave turca, o italiana, o anche francese. I bambini potrebbero anche essere stati condotti, sempre secondo testimonianze raccolte dal regime, in Italia o in Francia. Il numero due del Cnt, Mahmoud Jibril, a Bruxelles per una serie di incontri, ha invece smentito le accuse di di Human Rights Watch, ammettendo solo ''alcuni incidenti'' e violazioni dei diritti umani durante le prime due settimane di insurrezione.
Da Bruxelles, il segretario della Nato Rasmussen, dopo un incontro con Jibril, ha attribuito al Cnt ''una grande responsabilita' per assicurare una transizione morbida verso un futuro democratico e inclusivo''. Ma il colonnello Juma Brahim, capo del centro militare operativo della ribellione del Djebel Nefussa, ha detto che ''fino a questo momento e' stato impossibile trovare una soluzione politica'' perche' ''Gheddafi vuole restare al suo posto''. Intanto Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno deciso di riconoscere il Cnt quale ''rappresentante legittimo del popolo libico'', portando cosi' a 20 il numero dei Paesi che riconosciuto il Consiglio.
Per una soluzione politica preme anche l'Italia, che dalla riunione del Gruppo di Contatto di Istanbul, – ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini – si aspetta ''un piano politico'' e una ''offerta di negoziato'' da proporre alle due parti. Senza per questo smettere di ''intensificare la pressione sul regime''.
