ROMA – L’arresto del figlio di Gheddafi, Saif al Islam, è ”un passo determinante verso l’inevitabile fine di Gheddafi e del suo regime”. Lo afferma, in un’intervista alla Stampa, il ministro degli Esteri Franco Frattini, secondo cui ”siamo vicini all’epilogo” e nelle prossime ore ci sarà ”una resa di massa di ufficiali e di dignitari del governo”.
”Il bagno di sangue è l’ultimo capo di imputazione che andrà contestato al regime, a Muammar Gheddafi che di fronte al sangue di libici incita i suoi mercenari a non fare prigionieri”, dice Frattini.
A Tripoli ”nostre fonti e fonti del Cnt convergono nel segnalare che sono in atto scontri tra mercenari di diverse etnie per poter razziare la popolazione. Si ammazzano tra loro per saccheggiare la città”.
”Nonostante il mandato di cattura internazionale, c’erano margini perché si potesse immaginare una coabitazione in terra libica di Gheddafi e del nuovo governo e regime democratico. Ma ormai – sottolinea il ministro – gli eventi riducono i margini di una possibile mediazione”.
Adesso, quindi, ”l’unica via che deve percorrere Gheddafi è quella di arrendersi”, e ”il regime dovrebbe indicare due autorevoli esponenti che non si sono macchiati di delitti di sangue”. Uno di questi, aggiunge, potrebbe essere Jalloud, ma ”non spetta a noi indicarlo”.
In merito alla ricostruzione della Libia, ”con gli Usa, la Francia e l’Inghilterra stiamo lavorando insieme al Cnt per rimettere in sesto il Paese, per consentire agli impianti di tornare a estrarre il petrolio, per ricostruire le infrastrutture danneggiate”, spiega il titolare della Farnesina.
”C’è un team operativo che già lavora a Bengasi. L’Italia sta già facendo molto per la formazione di quadri della nuova Libia nei settori della sicurezza, sanità e media”.
Gli insorti libici stanno prendendo il controllo dell’aeroporto di Tripoli, dopo che i cecchini che lo presidiavano si sono arresi. Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini in una intervista in tv al programma Unomattina.
“Le nostre fonti ci dicono in un aeroporto vicino al controllo da parte dell’opposizione, dopo la resa dei cecchini che lo controllavano”, ha detto Frattini.
Frattini ha poi sottolineato che se Gheddafi non si arrendera’ subito, le conseguenze potrebbero essere disastrose. ma ha poi precisato di non vedere realistica la possibilita’ di una guerra civile nei prossimi giorni: ”Francamente non vedo il rischio di una lunga guerra civile. Abbiamo avuto anche nelle ultime ore le defezioni di massa di ufficiali e della guardia presidenziale”.
”L’unico pericolo vero sono i mercenari non libici, che ancora si aggirano per la citta’ di Tripoli – ha aggiunto Frattini -. Ciadiani, maliani, nigerini. Questi ovviamente hanno una doppia spinta: la disperazione e la mancanza di denaro, la voglia di darsi al saccheggio. E qui il messaggio deve essere chiarissimo anche per l’opposizione a Gheddafi: no alle vendette, no alle rappresaglie, alle uccisioni di massa, rispetto per i prigionieri, come ha detto il presidente Jalil”.
Fonti del ministero degli Esteri riferiscono del ”moltiplicarsi di atti di cecchinaggio” nella capitale Tripoli durante l’offensiva finale anti Gheddafi.
Lo ha detto Franco Frattini a Unomattina spiegando che ”gli ultimi mercenari di Gheddafi sparano dai tetti delle case contro la gente che magari sta festeggiando nella piazza Verde di Tripoli. Una situazione – ha aggiunto – che puo’ portare a conseguenze disastrose se nelle prossime ore Gheddafi non comunichera’ la sua decisione di arrendersi, di consegnarsi alla giustizia”.
I tecnici dell’Eni stanno gia’ lavorando con gli insorti libici per riattivare gli impianti di petrolio e gas e il gruppo italiano avra’ un futuro di primo piano nel settore energetico della Libia.
”Non svelo un segreto se dico che i tecnici dell’Eni sono gia’ stati chiamati a Bengasi per la riattivazione degli impianti – ha spiegato il titolare della Farnesina -. Ci sono stati incontri tecnici nelle scorse settimane. Gli impianti per lo piu’ erano fatti da italiani, dalla Saipem, quindi e’ chiaro che il gruppo Eni ha assolutamente un futuro da numero 1”.
”Noi immaginiamo il futuro della Libia avviando gia’ adesso dei team per la ricostruzione politica, economica, infrastrutturale, energetica – ha aggiunto Frattini -. Gli italiani sono gia’ a Bengasi. Naturalmente il futuro e’ nelle mani dei libici. Noi siamo certi che la road map, la strada per la democrazia tracciata dal presidente Abdeljalil, sia quella giusta”.