Libia. I lealisti di Gheddafi tagliano l'acqua a Tripoli

ROMA – L'acqua diventa un'arma di guerra, in Libia. Dove i lealisti di Muammar Gheddafi hanno tagliato i rifornimenti idrici alla popolazione di Tripoli, lasciando due milioni di persone in una gravissima emergenza.

Nella capitale, gia' da giorni, residenti e medici hanno denunciato il rischio che la gente, soprattutto anziani e bambini, possa morire di sete. I sabotaggi sono in atto da giorni, nel Paese, dove diverse linee elettriche sono state attaccate dai lealisti, che adesso sembrano seguire la politica della 'terra bruciata'.

Oggi un rapporto dell'Echo, ufficio per l'assistenza umanitaria e la Protezione civile dell'Ue, rivela che i miliziani del colonnello hanno tagliato i due terzi dei rifornimenti idrici destinati alla capitale. Un portavoce del Consiglio nazionale transitorio dei ribelli ha denunciato che una stazione di rifornimento, nei pressi del villaggio di Sabha, rimasto fedele al colonnello Gheddafi, e' stata danneggiata. Il sito non puo' essere raggiunto, aggiunge, e quindi per il momento la stazione non puo' essere riparata.

A venire meno, in questo momento, e' l'acqua proveniente dal Sahara, dai laghi Ubari, nel sud del paese, attraverso il 'Grande fiume costruito dall'uomo'. Acqua recuperata prima dell'evaporazione, secondo un'intuizione che porto' a un progetto decisivo per la popolazione, e incanalata verso le citta' costiere.

Il programma alimentare mondiale della Nazioni Unite sta fornendo sostegno, trasportando a TRipoli cibo e acqua. Mentre, per conto dell'Unicef, due navi salpate dal porto di Malta, stanno trasportando nella capitale 500 mila tonnellate di bottiglie di acqua potabile, a dimostrazione di quanto seria sia la situazione.

Non tutti a Tripoli pero' vivono la stessa emergenza: ''I ricchi hanno i loro approvvigionamenti'', ha spiegato un medico impegnato in prima linea nella capitale. Un terzo della popolazione, infatti, si rifornisce grazie ai pozzi privati.

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