GERUSALEMME, 21 LUG – E' la Libia orientale, in larga parte in mano agli insorti anti-Gheddafi sostenuti dalla Nato, la nuova frontiera del traffico d'armi verso la Striscia di Gaza, enclave palestinese controllata dagli integralisti di Hamas. Lo ha denunciato oggi, con toni allarmati, il ministro per gli Affari Strategici e vicepremier israeliano, Moshe Yaalon, ex capo di stato maggiore ed esponente di punta del fronte dei 'falchi' del Likud, il partito di Benyamin Netanyahu.
Secondo l'intelligence israeliana, il flusso ha ormai assunto proporzioni significative e avviene attraverso il territorio dell'Egitto – alle prese a sua volta con l'instabilita' del dopo Mubarak – in direzione del Sinai e del confine meridionale della Striscia.
''Le armi sono disponibili in Libia come conseguenza della situazione instabile di quel Paese e Hamas ne approfitta per comprarle da chi le contrabbanda'', ha affermato il vicepremier, citato dal sito del Jerusalem Post.
Le preoccupazioni di Yaalon riflettono quelle complessive dell'establishment israeliano rispetto alla situazione libica e l'atteggiamento generalmente sospettoso nei confronti di almeno una parte dei cosiddetti ribelli di Bengasi.
Un atteggiamento confermato dallo scetticismo con il quali molti, al vertice dello Stato ebraico, sono sembrati giudicare fin dall'inizio l'intervento militare occidentale in Libia: Paese che da anni – al di la' della retorica ostile del colonnello Gheddafi – non rappresentava piu' una concreta minaccia per Israele.