ROMA, 14 GIU – Muammar Gheddafi ha trovato un'altra carta da giocare per tentare di beffare la Nato e guadagnare tempo: stavolta niente scudi umani veri o presunti, ma la barriera e' Leptis Magna, gioiello archeologico dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanita' e che l'agenzia delle Nazioni Unite intende assolutamente difendere e salvaguardare da bombe e cannonate da chiunque siano lanciate.
L'idea del colonnello, a suo modo, e' geniale. Nascondere le truppe tra le rovine della citta' romana e piazzare tra il grandioso Teatro in pietra costruito tra il primo e il secondo secolo d.c. e l'Arco di Settimio Severo edificato nel 203 d.c. missili Grad, munizioni, e artiglieria varia. La notizia arriva da Abu Mohammad, comandante di Misurata e certo, non e' confortante per l'Alleanza che si ritrova sulla spinosa strada della guerra di Libia anche questo imprevedibile e imprevisto exploit della stravagante fantasia dell' (ex) Leader. Ma non si tratta solo (dal suo punto di vista) di una bella idea. La logica e' tutta militare e, in questo, Gheddafi non e' certo uno sprovveduto. Leptis, infatti, si trova a 25 chilometri da Zlitan, considerata il bersaglio di una nuova offensiva ribelle nei prossimi giorni. E Leptis Magna potrebbe essere una buona base per la controffensiva.
Intanto la Nato fa il punto di 'Unified Protector' e ribadisce di ''avere i ''mezzi necessari per svolgere la missione in Libia''. A rassicurare, in particolare lo scettico segretario alla Difesa statunitense Robert Gates, ci pensa la portavoce dell'Alleanza, Oana Lungescu, in una teleconferenza stampa tra Napoli e Bruxelles. La missione ''richiede tempo'', precisa Lungescu, ma ''c'e' fiducia nel successo dell'Alleanza''. Cio' che accade a Kikla, a sud-ovest di Tripoli, sembra dargli ragione: le forze pro-Gheddafi arretrano e i ribelli ne prendono il controllo. E le da' ragione anche la valutazione dell'ammiraglio Giampaolo Di Paola, capo del comitato militare dell'Alleanza atlantica, da Belgrado.''Mi sembra che l'evoluzione dello scenario in Libia sia chiaro. Oggi Gheddafi è indebolito sia sul piano militare che su quello del consenso internazionale''. Intanto l'intelligence della Nato e' al lavoro nell'area del centro petrolifero di Zawiya, a 30 chilometri da Tripoli, per ''giungere a una migliore comprensione di quanto avviene a terra''.
Concorda con Di Paola il ministro degli Esteri Franco Frattini, secondo il quale ''la situazione non e' di stallo'' e ''l'obiettivo non era quello di uccidere Gheddafi ne' la sua famiglia '' ma di ''salvare migliaia e migliaia di vite umane''. Ora, ribadisce il titolare della Farnesina, ''occorre una soluzione politica per l'uscita di scena di questo regime''. Gli fa eco il ministro dell'Interno Roberto Maroni, auspicando che ''si concluda rapidamente la fase delle bombe e si passi a quella del negoziato'', anche in vista di trovare una soluzione al problema del contrasto all'immigrazione. Ma l'Unione africana, attraverso il presidente della Commissione Jean Ping, avverte che ''il pericolo e' quello di una somalizzazione del conflitto''.
Guerra lunga, quindi. E non e' una novita'. Ma la speranza e' almeno di non vedere Leptis Magna saltare in aria come e' accaduto nei primi anni 2000 ai giganteschi Buddha scolpiti nella roccia della valle di Bamiyan, in Afghanistan, anch'essi dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'umanita' e distrutti dalla furia iconoclasta dei talebani.