LONDRA, 5 SET – Viste le pesanti accuse di relazioni troppo strette, sotto il governo laburista di Tony Blair, tra servizi segreti britannici e libici, il premier conservatore David Cameron ha ordinato oggi una inchiesta indipendente, perché, ha spiegati, ''è mio interesse rimuovere le macchie alla reputazione della Gran Bretagna''.
L'imbarazzo causato a Londra e Washington per il ritrovamento in Libia di documenti esplosivi sui rapporti tra Cia, Sis e servizi segreti libici si è oggi acuito.
Abdel Hakim Belhaj, comandante delle forze ribelli a Tripoli ed ex leader del Gruppo Islamico di Combattimento Libico (Lifg) ha infatti richiesto le scuse ufficiali di America e Gran Bretagna per essere stato arrestato e trasferito, nel 2004, nelle prigioni di Gheddafi. Là, dice, è stato torturato.
Le accuse sono talmente gravi da spingere Cameron a ordinare l'inchiesta indipendente.
Le carte trovate nell'ufficio di Mussa Kussa, capo dei servizi segreti libici ed ex ministro degli Esteri, paiono confermare il coinvolgimento degli 007 di sua Maestà nella vicenda.
Jeremy Bowen, responsabile dell'ufficio mediorientale della Bbc, ha visto coi suoi occhi i documenti in questione e ha definito "molto serie" le accuse: "Qui – ha precisato – stiamo parlando di azioni illegali".
Belhaj potrebbe insomma far causa al governo britannico, anche se un portavoce ha spiegato al Times che l'ex leader del Lifg non intende per il momento guastare le relazioni delle nuove autorità libiche con Usa e Regno Unito a causa delle sue vicissitudini personali.
"Le sofferenze causate – ha proseguito – sono però difficili da dimenticare e si merita le scuse ufficiali di America e Gran Bretagna. Un giorno potrebbe poi decidere di avviare un'azione legale".
Belhaj sostiene di essere stato tradito quando ha fatto richiesta di asilo politico attraverso la rappresentanza diplomatica britannica a Kuala Lumpur.
Dopo il suo arresto la Cia lo trasferì in Libia e per sette anni è rimasto in una cella di Abu Salim, la terribile prigione dove Gheddafi teneva gli oppositori politici. Qui veniva torturato dagli sgherri del regime e dopo consegnato agli agenti dell'MI5 e dell'MI6 – secondo nome del Sis, il servizio segreto esterno britannico – per rispondere alle loro domande. Procedura che sembrerebbe trovare conferme nella corrispondenza tra Kussa e Sir Mark Allen, ex capo della sezione antiterrorismo del Sis.
I servizi segreti britannici, dunque, non solo erano a conoscenza del programma di 'rendition' messo in piedi dai loro colleghi della Cia ma ne furono in qualche modo complici – in barba alle rassicurazioni rese da Kim Howells, presidente della commissione parlamentare di controllo sui servizi.
Cameron ha a questo proposito promesso, durante il suo intervento ai Comuni, di volerci vedere chiaro. ''Sono state avanzate significative accuse che sotto il precedente governo le relazioni tra i servizi segreti britannici e quelli libici siano diventate troppo vicine, particolarmente nel 2003'', ha detto il premier. "E' mio interesse – ha proseguito – rimuovere le macchie alla reputazione della Gran Bretagna".
Il caso è stato quindi 'portato all'attenzione' della commissione d'inchiesta chiamata a far luce su quanto accaduto ai cinque cittadini britannici a lungo detenuti a Guantanamo guidata da Sir Peter Gibson. ''Acquisiremo maggiori informazioni dal governo e dalle sue agenzie quanto prima possibile'', ha subito fatto sapere la commissione Gibson.
