TRIPOLI, 10 FEB – Saadi Gheddafi, uno dei figli del defunto dittatore Muammar, in una intervista telefonica alla tv Al Arabiya ha avvertito su una "imminente sollevazione" in Libia, dicendo di essere in costante contatto con persone nel paese che non gradirebbero i nuovi governanti. Saadi (ex calciatore in Italia e imprenditore), si è rifugiato in Niger dopo la presa di Tripoli da parte dei ribelli e ha detto di voler tornare in Libia.
"Prima di tutto, non sarà una sollevazione limitata ad alcune aree – ha detto ad Al Arabiya -. Coprirà tutte le regioni della Jamahiriya (la repubblica libica di Gheddafi, n.d.r.). Questa sollevazione esiste e io sto seguendo e testimoniando tutto questo, mentre si ingrandisce giorno dopo giorno… Ci sarà una grande sollevazione nel sud, nell'est, nel centro e nell'ovest. Tutte le regioni della Libia saranno testimoni di questa nuova sollevazione popolare".
La rivolta anti-Gheddafi cominciata a febbraio 2011 ha rovesciato il regime ad ottobre, con l'appoggio aereo della Nato. Un governo di transizione nominato a novembre sta guidando il paese verso le elezioni il prossimo giugno, e cerca di portare sotto il suo controllo le numerose milizie tribali locali. "Dobbiamo esercitare pressione per cambiare questa situazione e rimuovere questo male che esiste in Libia – ha proseguito Saadi -. Noi non conosciamo una cosa come le elezioni. Noi siamo una nazione musulmana… Il popolo libico dovrebbe rivoltarsi contro queste milizie e contro questa situazione che va peggiorando. Il Consiglio nazionale di transizione (il governo provvisorio dei rivoluzionari, n.d.r.) non è un organismo legittimo… e non ha il controllo delle milizie". "Io ho comunicazioni quotidiane con la Libia dal Niger – ha concluso Saadi – e questi contatti non sono solo per avviare la sollevazione, ma anche per seguire lo stato delle nostre tribu', dei nostri parenti e del popolo… La situazione del popolo si sta deteriorando. Io sono in contatto con le milizie, le tribu', il Cnt e l'esercito nazionale. Posso confermare che piu' del 70% di quelli che vivono in Libia (che abbiano sostenuto o no la rivoluzione del 17 febbraio) sono insoddisfatti delle situazione, e sono pronti a cooperare per cambiare questa situazione".