
Madre Teresa, il velo bianco e blu ora ha il copyright: "Troppo imitato"

ROMA – Il sari bianco con il bordo blu, abito delle suore di Madre Teresa, è ora un marchio registrato. La tipica veste indiana, che le Missionarie della Carità hanno adottato in ogni parte del mondo dal 1950, ha ottenuto il riconoscimento della “proprietà intellettuale” da parte della congregazione fondata dalla santa di Calcutta. “Troppo imitato”, secondo l’avvocato dell’ordine religioso, Biswajit Sarkar, che precisa che questo è il primo caso di registrazione per un “abito” religioso in tutto il mondo.
Il proverbio che l’abito non fa il monaco è vero dunque fino ad un certo punto. Da sempre la veste di ordini religiosi o degli ecclesiastici ha rivestito una grande importanza. E ad ogni saio è associato un significato. Nel caso delle suore di Madre Teresa c’è il bianco che rappresenta la purezza, e le strisce blu che richiamano il colore della Madonna e i tre voti di povertà, castità e obbedienza.
Anche la veste bianca del Papa ha la sua storia: secondo la tradizione il primo ad indossare questo abito fu Papa Pio V che arrivato sul soglio pontificio nel 1566 non volle abbandonare il saio bianco del suo ordine religioso, quello dei domenicani. San Francesco d’Assisi – riferiscono le fonti francescane – non indossò un abito di sacco qualsiasi ma avrebbe indicato con cura la forma del saio dei frati minori che, aperto, riproduce infatti la forma di una croce o di un tau.
Tornando alle suore, i vari ordini sono riconoscibili proprio dall’abito o dal velo, come quello delle brigidine, nero con una croce bianca cucita sul capo. Le carmelitane nel XVII secolo scelsero invece come segno distintivo la alpargatas, i sandali che calzavano i poveri in Spagna. Poi trasformati dal mondo della moda nelle espadrillas, vendute oggi non solo in Spagna ma in tutto il mondo.
