TUNISI, 1 APR – Come tessere di un gigantesco domino, tutti i piu' grandi centri delle regioni settentrionali del Mali stanno cadendo, uno dopo l'altro, nelle mani degli insorti che combattono il regime di Bamako di oggi, cosi' come hanno fatto ieri con quello del presidente deposto, Amadou Toumani Toure'. L'ultima a cadere, in quella che appare come una vittoria di enormi conseguenze, anche sul piano dell'immagine, e' stata oggi Timbuctu, centro importantissimo, dove da sempre e' presente una forte ed importante comunita' araba che, con l'esercito in rotta, ha dato il via libera all'ingresso dei tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla) senza fare entrare in azione le squadre di miliziani che aveva gia' mobilitato per la difesa e che presidiavano le strade.
L'annuncio dato dal Movimento e', come sempre, intriso di toni trionfalistici, ma anche di espliciti contenuti quando afferma che a Timbuctu e nella regione di cui la citta' e' capoluogo ormai regnano il potere e l'amministrazione dei tuareg. Le ore in cui Timbuctu, dopo una trattativa tiratissima, stava capitolando sono state le stesse in cui la giunta militare di Bamako ha annunciato il ripristino della Costituzione e una transizione verso la democrazia dai tempi pero' non specificati e quindi incerti. L'assalto alla citta'-gioiello del deserto (dopo che in tre giorni erano cadute Kidal, Ansongo e Gao), sulla quale ora sventola il vessillo verde-rosso-nero-giallo dei tuareg, e' partito seguendo i principi basilari della strategia militare: un cannoneggiamento, per fiaccare la resistenza psicologica dei difensori piu' che per provocare danni alle loro postazioni, per poi spingere l'attacco sul terreno, dove i tuareg, grazie alla loro mobilita' e alla fiera tradizione guerriera, sembrano inarrestabili.
Ora che anche Timbuctu e' nelle mani degli insorti, la strada verso la vittoria, almeno al nord, appare spianata, perche' di fatto il Mali e' spaccato in due: l'esercito fugge, battuto sul campo e sfiduciato, anche perche' il tanto strombazzato arrivo di uomini e armi da Bamako e' rimasto solo un annuncio e niente di piu'. Tanto che in serata la giunta al potere nella capitale, impotente sul piano militare, ha inviato emissari ai gruppi ribelli tuareg nel nord per negoziare un cessate il fuoco. La caduta di Timbuctu infatti, soprattutto senza il temuto bagno di sangue che uno scontro con le milizie filo-arabe avrebbe provocato, da' anche la misura del peso politico che ormai l'Mnla puo' mostrare e di quel che accadra' quando le sue forze sganciate dal teatro della citta' potranno essere spostate su altri scenari di guerra. Ma l'attenzione immediata e' rivolta a come i tuareg intendono muoversi da qui in avanti. Hama Ag Sid Ahmed, portavoce del Movimento, ha detto oggi, in un'intervista ad al Khabar, che l'Azawad, marginalizzato dopo l'indipendenza del Mali, ha diritto a decidere da solo. E in questo processo dovranno essere coinvolti tutti: tuareg, arabi, sonrais (l'altra forte comunita' presente nella regione). Un discorso, quindi, su base culturale, storica ed etnica, che ora bisognera' acconciare con le mire nettamente diverse degli integralisti di Ansar Din e, soprattutto, con i miliziani del Movimento per l'unicita' e la Jihad nell'Africa dell'Ovest. Un gruppo misterioso e di relativamente recente costituzione, che vanta una diretta filiazione con al Qaida nel Magheb islamico e che ha rivendicato alcuni attentati e rapimenti, soprattutto in Algeria. Il Mujao dice di avere avuto parte attiva nella presa di Gao e di questo vuole un riconoscimento, che i tuareg sembrano poco propensi ad accordare.